Monitorare la propria capacità riproduttiva potrebbe presto diventare un gesto semplice e quotidiano, eliminando la necessità di analisi del sangue invasive e costose sedute in laboratorio. Un gruppo di scienziati del Politecnico federale di Zurigo (ETH) ha infatti progettato un sistema diagnostico rivoluzionario che trasforma un comune assorbente in uno strumento di analisi medica. Il dispositivo è in grado di misurare i livelli di AMH (ormone antimulleriano) direttamente nel sangue mestruale, fornendo una fotografia immediata della riserva ovarica di una donna.
Il meccanismo alla base di questa invenzione è raffinato ma intuitivo: funziona in modo simile a un test di gravidanza o a un tampone rapido. All’interno del prodotto igienico sono collocate microscopiche sfere d’oro (grandi appena 150 nanometri) progettate per “agganciare” le molecole dell’ormone della fertilità. Più ormone è presente nel sangue, più la striscia reattiva cambierà colore, diventando intensa. Per evitare dubbi nell’interpretazione del risultato, i ricercatori hanno affiancato al test un’intelligenza artificiale: basterà scattare una foto con lo smartphone perché un algoritmo calcoli con precisione millimetrica i valori ormonali.

L’integrazione della diagnostica nei prodotti per il ciclo apre scenari inediti per la salute femminile. Invece di sottoporsi a prelievi sporadici, le donne potranno monitorare l’andamento della propria riserva ovarica mese dopo mese, con discrezione e nella comodità della propria casa. Questa tecnologia non è utile solo a chi sta cercando attivamente una gravidanza, ma rappresenta una bussola preziosa per le giovanissime che vogliono conoscere il proprio potenziale riproduttivo futuro o per chi desidera individuare i primi segnali dell’avvicinarsi della menopausa.
Nonostante la portata storica della scoperta, la comunità scientifica invita a un cauto equilibrio. L’ormone antimulleriano, infatti, ci dice quante cellule uovo sono rimaste, ma non può garantirci nulla sulla loro qualità biologica, che dipende da molti altri fattori, età in primis. Inoltre, poiché la riserva ovarica non cambia drasticamente da un giorno all’altro, si discute se un controllo mensile sia davvero necessario per tutte. Resta però indiscutibile che questo studio, apparso su medRxiv, segni un passo gigante verso una medicina più accessibile.



