L’allenamento giusto? È quello che si adatta a come siamo fatti dentro. Un nuovo studio dell’University College London dimostra che per iniziare (e mantenere) un’attività fisica con costanza, non basta sapere che “fa bene”. È molto più efficace trovare un tipo di esercizio che rispecchi la propria personalità. Il segreto non è forzarsi a fare ciò che non piace, ma scoprire che allenarsi può diventare un piacere.
Lo studio ha coinvolto 132 adulti tra i 25 e i 51 anni, a cui è stato chiesto di compilare un test della personalità e poi seguire un programma di otto settimane di esercizio fisico oppure un semplice stretching settimanale. Il punto di partenza era capire se tratti come estroversione, coscienziosità o ansia influenzassero il tipo di attività più adatta, e quanto questa scelta potesse incidere sullo stress e sulla motivazione.
I risultati sono stati molto chiari. Le persone estroverse, cioè più socievoli e dinamiche, hanno mostrato un chiaro gradimento per gli allenamenti intensi, come il cardio o le attività di gruppo. Chi invece aveva punteggi alti in ansia e sensibilità emotiva preferiva allenarsi da solo, a casa, in sessioni più leggere e con pause frequenti. Curiosamente, proprio queste persone, spesso più stressate nella vita quotidiana, hanno ottenuto i maggiori benefici in termini di riduzione dello stress grazie all’esercizio leggero.

Un altro gruppo, composto da persone molto coscienziose, tendeva ad avere una forma fisica migliore e a dedicare più tempo all’attività fisica, probabilmente perché più motivate dall’idea che “fa bene” e più abituate a pianificare. Questo suggerisce che la determinazione può aiutare anche chi non trova spontaneo piacere nel movimento.
Gli scienziati hanno anche notato che le combinazioni di tratti contano. Ad esempio, chi è sia ansioso che coscienzioso può percepire l’attività fisica come stressante, ma continua comunque ad allenarsi per senso del dovere. In questi casi, è fondamentale proporre esercizi a bassa intensità, in ambienti tranquilli, per evitare che l’esperienza diventi spiacevole.
Lo studio ha importanti implicazioni anche per i giovani. Spesso si insiste su sport competitivi o su programmi intensi, ma non tutti i ragazzi rispondono bene a questo approccio. Alcuni lo vivono con disagio o frustrazione, rischiando di abbandonare presto l’attività fisica. Offrire scelte più varie — dallo yoga alla camminata veloce, dal ballo all’allenamento a casa — può fare la differenza nel coinvolgere chi è più timido, sensibile o introverso.



