Srotolare un foglio di carta da forno è diventato un gesto automatico, quasi un rito prima di infornare biscotti o arrosti. La usiamo perché è comoda e ci salva dalla fatica di strofinare le teglie, ma la sua impronta ecologica è molto più pesante di quanto sembri. Nonostante l’aspetto innocuo, si tratta di un prodotto usa e getta che richiede l’abbattimento di alberi per la produzione di cellulosa vergine e che, purtroppo, non ha una seconda vita.
A differenza dei normali fogli per scrivere, la carta da forno subisce trattamenti chimici intensi per diventare impermeabile e resistente al calore. Lo strato di silicone che impedisce ai cibi di attaccarsi è lo stesso che rende impossibile separare le fibre durante il processo di riciclo. Di conseguenza, che sia pulita o sporca, deve essere smaltita nei rifiuti indifferenziati. Anche l’idea di compostarla è quasi sempre sbagliata: i rivestimenti sintetici non si degradano e finirebbero per inquinare il terriccio.

Prima che l’industria ci vendesse i rotoli di carta, la soluzione era una sola: ungere la teglia. Olio, burro o margarina creano una barriera naturale efficacissima. Se l’impasto è particolarmente umido, una spolverata di farina o pangrattato garantisce un distacco perfetto. È un metodo che richiede qualche minuto in più per il lavaggio, ma è l’unico sicuro sopra i 220 °C, temperatura alla quale la carta da forno inizia a deteriorarsi rilasciando sostanze indesiderate.
Per chi cerca la praticità tecnologica, i tappetini in silicone alimentare sono l’alternativa più longeva. Lavabili e resistenti, riducono drasticamente i rifiuti. Un consiglio degli esperti: prima di usarli per la prima volta, “attivateli” scaldandoli a vuoto per un’ora a 200 °C per eliminare i residui di fabbrica. Attenzione invece ai tappeti in Teflon (PTFE): contengono PFAS, sostanze persistenti e nocive per l’ambiente che è meglio evitare in cucina.
Esistono poi soluzioni più specifiche per i veri appassionati. Per esempio, la pietra refrattaria, perfetta per pane e pizza, accumula calore e rende i fogli superflui, anche se richiede un consumo energetico maggiore per il riscaldamento. E, udite udite, le ostie, un trucco antico, usato già nel Medioevo. Sono commestibili e ideali per biscotti secchi e macarons; proteggono la base del dolce evitando bruciature e la formazione di acrilammide, una sostanza tossica che si genera con il calore eccessivo.
Se proprio non riuscite a farne a meno, provate almeno a riutilizzare lo stesso foglio più volte, pulendolo con una spugna umida tra una cottura e l’altra.



