Quando uno stilista leggendario scompare, i suoi abiti smettono di essere semplici vestiti e diventano pezzi di storia. È quello che sta accadendo con Valentino Garavani, il grande couturier italiano scomparso il 19 gennaio 2026 all’età di 93 anni. Il mercato del vintage di lusso sta vivendo una trasformazione silenziosa ma costante: i capi firmati direttamente dallo stilista stanno acquisendo un valore economico e culturale sempre più alto.
La rivalutazione non riguarda necessariamente pezzi eccezionali. Anche un pantalone prêt-à-porter degli anni Novanta in lana o seta, se ben conservato e con l’etichetta originale, è passato da un prezzo di mercato tra i 150 e i 250 euro a oltre 400 euro. I modelli con tagli distintivi e costruzioni sartoriali complesse mostrano incrementi ancora più evidenti.
Le giacche e i completi firmati Valentino Garavani, realizzati quando lo stilista era ancora alla guida della maison, vengono valutati oggi tra i 900 e i 2.000 euro. Il prezzo dipende dall’anno di produzione, dai materiali utilizzati e dallo stato di conservazione.
Ma è con gli abiti da sera e i pezzi in rosso Valentino che i valori raddoppiano. Questo rosso iconico, diventato simbolo stesso della maison, fa la differenza: se il capo è documentabile o collegabile a sfilate storiche, le cifre possono salire vertiginosamente.
Quando si parla di haute couture, entriamo in un territorio completamente diverso. Gli abiti creati per le sfilate o realizzati su misura negli anni Ottanta e Novanta sono considerati vere opere d’archivio. Non sono più solo vestiti, ma testimonianze di un linguaggio creativo che non potrà mai essere replicato. Le valutazioni partono da diverse migliaia di euro e continuano a crescere.
La chiave sta nel momento storico. I capi nati quando Valentino Garavani firmava personalmente ogni collezione vengono percepiti come finiti, chiusi in un’epoca precisa. Gli esperti considerano il periodo tra gli anni Ottanta e i primi Duemila uno dei più alti della sua carriera.
Questo fenomeno non è nuovo nel mondo della moda. È già successo con altri grandi nomi del settore: quando il creatore scompare, ciò che ha firmato diventa automaticamente più raro e prezioso. Non si tratta di speculazione cinica, ma di un riconoscimento del valore culturale e storico di questi oggetti.
Già dal 2021, la maison aveva lanciato Valentino Vintage, un programma che invitava i proprietari di capi storici a rivenderli al brand in cambio di crediti da spendere nei negozi. Nel 2022, durante il Salone del Mobile di Milano, il progetto si era evoluto con pop-up in boutique vintage selezionate a Milano, Tokyo, New York e Los Angeles. L’obiettivo? Dare nuova vita ai pezzi d’archivio e renderli accessibili a collezionisti e nuovi appassionati.
La maison aveva anche creato un servizio di consulenza collegato all’archivio storico di Roma: chi acquista un capo vintage riceve un documento con tutte le informazioni disponibili sul pezzo, una sorta di certificato di autenticità simile a quello rilasciato per le opere d’arte. Un modo per trasformare definitivamente questi abiti in beni da collezione.



