Valentino Garavani ci ha lasciati all’età di 93 anni nella cornice di Roma, il luogo dove ha trasformato i suoi sogni in un impero globale. La notizia è arrivata attraverso la sua Fondazione e dalle parole di Giancarlo Giammetti, compagno di una vita e socio fondamentale. Per chi volesse rendergli l’ultimo omaggio, la camera ardente sarà aperta il 21 e 22 gennaio presso lo storico quartier generale di Piazza Mignanelli, mentre i funerali solenni si svolgeranno venerdì mattina nella Basilica di Santa Maria degli Angeli.
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Nato a Voghera nel 1932, Valentino manifestò fin da piccolo un’attrazione magnetica per l’estetica. La leggenda vuole che la sua folgorazione per il colore rosso sia avvenuta a Barcellona, durante una serata all’Opera: osservando il pubblico, capì che quella sfumatura possedeva un potere unico nel valorizzare la femminilità. Da quell’intuizione adolescenziale nacque il “Rosso Valentino”, una tonalità specifica che sarebbe diventata la firma cromatica più riconoscibile della storia del costume internazionale.
A soli diciassette anni si trasferì a Parigi per studiare nelle scuole d’élite della moda francese. Nonostante il clima di diffidenza verso gli stranieri, il suo talento si impose rapidamente, portandolo a vincere il prestigioso Woolmark Prize e a formarsi presso grandi maestri come Guy Laroche. Questa esperienza parigina gli donò quella sensibilità tipica della haute couture che avrebbe poi fuso magistralmente con il gusto italiano, creando un linguaggio stilistico unico e senza tempo.
Il rientro in Italia nel 1959 segnò l’apertura del suo primo atelier romano, ma fu l’incontro fortuito con Giammetti nel 1960 a cambiare tutto. Tra i due nacque un’intesa formidabile: Valentino era il genio creativo libero di sognare, mentre Giancarlo era la mente manageriale che rendeva concreti quei sogni. Insieme divennero una potenza inarrestabile, tanto che la leggendaria direttrice di Vogue, Diana Vreeland, li soprannominò con affetto “I ragazzi”, vedendo in loro il futuro dell’eleganza.
La consacrazione definitiva arrivò a metà degli anni Sessanta. Nel 1967, Valentino osò con la “Collezione Bianca”, una scelta radicale che andava controcorrente rispetto alla psichedelia colorata dell’epoca. Nonostante una collocazione sfavorevole nel calendario delle sfilate, il passaparola tra i compratori fu tale che l’evento divenne un trionfo assoluto, dimostrando che la purezza e il minimalismo potevano essere incredibilmente moderni e desiderabili anche in tempi di ribellione.
Valentino divenne presto il sarto preferito delle donne più influenti della Terra, prime fra tutte Jackie Kennedy. La First Lady scelse le sue creazioni per i momenti più drammatici e felici della sua vita, dal funerale di JFK alle nozze con Onassis. La loro amicizia trasformò Jackie in una musa silenziosa, contribuendo a rendere il marchio Valentino un simbolo di status globale, capace di unire il rigore istituzionale alla mondaneità più scintillante del jet set internazionale.
Un altro esempio della sua maestria fu l’abito “sari” verde menta che, dopo essere stato indossato dalla Kennedy negli anni Sessanta, fu riproposto da Jennifer Lopez agli Oscar del 2002. Questo passaggio di testimone tra icone di epoche diverse dimostrò quanto le linee di Valentino fossero eterne e universali, capaci di esaltare fisionomie e personalità opposte con la stessa impeccabile raffinatezza, senza mai risultare datate o fuori contesto.
Pur terminando la loro relazione sentimentale nel 1970, Valentino e Giammetti rimasero uniti da un legame indissolubile, costruendo una famiglia allargata basata sull’affetto e sulla condivisione. Il sarto scelse Parigi come vetrina principale per le sue sfilate, diventando il creatore italiano più amato dai francesi. Il suo stile, profondamente ancorato alla tradizione della sartoria d’eccellenza, riuscì a dominare Place Vendôme pur mantenendo salde le sue radici romane.
Il suo palmarès è una parata di star: dalle nozze di Elizabeth Taylor ai sei premi Oscar vinti da attrici che indossavano i suoi capi, come Julia Roberts e Sophia Loren. La sua vita era un mix di feste con Andy Warhol e vacanze esclusive, sempre accompagnato dai suoi inseparabili cani carlini. Questi piccoli animali diventarono icone della sua estetica tanto quanto i suoi abiti, presenze costanti negli atelier di Palazzo Mignanelli durante la creazione dei capolavori.
Nel 1998, la cessione dell’azienda per cifre record non intaccò il suo spirito creativo, che continuò a brillare fino al ritiro ufficiale. Nel 2006, la Francia lo onorò con la Legion d’Onore e il pubblico mondiale poté ammirarlo in un divertente cameo nel film Il Diavolo veste Prada. Queste apparizioni ne confermarono lo status di vera e propria icona pop, un personaggio capace di piacere sia ai critici di moda più severi che al grande pubblico cinematografico.
L’addio alle passerelle nel 2007 fu un evento monumentale durato tre giorni a Roma. Davanti al Colosseo, Valentino celebrò 45 anni di carriera con una sfilata leggendaria che si concluse non con il rosso, ma con una serie di abiti rosa mozzafiato. Fu un gesto di estrema eleganza e sorpresa, il modo perfetto per salutare il mondo della moda confermando la sua capacità di stupire e innovare anche nell’istante finale della sua lunga e onorata carriera.
Il documentario del 2009, L’ultimo Imperatore, svelò l’uomo dietro lo stilista, mostrando il rapporto profondo con Giammetti e la dedizione assoluta al lavoro. Presentato a Venezia, il film commosse la platea ottenendo standing ovation in ogni città. Quell’opera permise a tutti di capire quanto amore e quanta fatica si nascondessero dietro ogni drappeggio, regalando alla coppia una consacrazione umana che andava ben oltre il semplice successo commerciale o artistico.
Oggi la sua eredità vive attraverso i talenti che ha formato e che hanno guidato la maison dopo di lui, mantenendo vivo il suo credo: “Cosa desiderano le donne? Essere belle”. Dal 1959 a oggi, questa missione è stata il faro di ogni sua collezione. Con la sua scomparsa, se ne va l’ultimo grande testimone di un’epoca in cui la moda era pura arte e assoluta dedizione alla bellezza, un vuoto che sarà difficilmente colmabile nel panorama stilistico mondiale.
