Il video pubblicato nel pomeriggio dalla Premier Giorgia Meloni, che ha commentato la sconfitta referendaria, ha immediatamente richiamato alla memoria collettiva il celebre messaggio di scuse di Chiara Ferragni per il caso del Pandoro Gate. Indossare tonalità neutre e polverose in un momento di difficoltà o dopo un insuccesso elettorale non è mai una coincidenza stilistica, ma risponde a una precisa strategia visiva volta a comunicare umiltà, sobrietà e una sorta di sottomissione al giudizio popolare.
Questo registro estetico, definito da molti osservatori come “autoflagellante“, punta a spogliare il leader dei simboli del potere per presentarlo in una veste più umana, vulnerabile e, di conseguenza, meno attaccabile dalle critiche feroci dei propri avversari. L’episodio non è passato inosservato agli esperti di marketing e ai cittadini, trasformando un semplice dettaglio di abbigliamento in un caso di studio sulla psicologia della comunicazione visiva.
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Il ricorso al grigio e al tortora in contesti di crisi serve a creare una connessione empatica immediata con l’osservatore, eliminando qualsiasi barriera visiva che possa essere percepita come arrogante o eccessivamente formale; la Premier, abbandonando i completi strutturati e i colori decisi che solitamente caratterizzano le sue apparizioni istituzionali, ha adottato una “divisa della penitenza” che il pubblico ha ormai imparato a decodificare. Il maglione a girocollo, morbido e dai toni soft, agisce come un filtro che attenua la percezione del conflitto politico, trasformando la comunicazione di una sconfitta in un momento di riflessione pacata e quasi domestica, dove il leader sembra dire “sono uno di voi” mentre incassa il colpo del voto.
Questa tecnica di comunicazione non verbale si basa sull’idea che un’immagine dimessa possa disinnescare l’aggressività del pubblico: vedere un capo di governo vestito in modo quasi monacale rende più difficile la contestazione frontale, poiché l’occhio percepisce una figura che ha già “pagato” il proprio dazio attraverso la rinuncia all’eleganza del comando. Tuttavia, il rischio di questa manovra risiede proprio nella sua eccessiva riconoscibilità, poiché il richiamo al video di Chiara Ferragni è talmente forte da far percepire l’operazione come un calcolo a tavolino piuttosto che come un gesto di autentica vicinanza.
Tanto più che, nel caso specifico, sono state scelte due tonalità di colore chiaramente in contrasto con la palette armocromatica delle due (Ferragni è una primavera che indossa un grigio freddo, Meloni un’estate che indossa un tono più soft e caldo).
Il parallelismo con l’influencer più famosa d’Italia non si ferma alla scelta dell’armadio, ma investe il metodo con cui il messaggio viene veicolato: la predilezione per il video-messaggio registrato e diffuso sui social permette un controllo della narrazione, eliminando l’imprevisto della domanda giornalistica e la possibilità di essere messi in difficoltà. Indossare quel beige, allora, significa tentare di gestire la sconfitta referendaria tramite un’estetica sommessa.



