Mentre l’Italia palpita per Sanremo 2026, c’è una parte consistente di pubblico che da ieri è concentrato au Netflix per la visione della seconda e ultima parte della quarta stagione di Bridgerton, dedicata alla storia d’amore tra Benedict, interpretato da Luke Thompson, e Sophie Baek (Yerin Ha). La storia è (anche) focalizzata sull’identità sessuale del protagonista e sul suo desiderio di vivere una relazione senza etichette. In molti si sono chiesti se Benedict, che ha avuto partner maschili e femminili, sia bisessuale o meno. Ebbene, il suo personaggio incarna con naturalezza quella che si chiama pansessualità. Spesso i due termini, bisessuale e pansessuale, vengono sovrapposti, ma presentano sfumature distinte.
Il termine pansessuale deriva dal greco e significa “tutto”. Mentre la bisessualità storicamente si muove su una lettura binaria (attrazione per maschi e femmine), la pansessualità definisce un’attrazione che prescinde dal genere e dal sesso biologico. Dal punto di vista psicologico, questa distinzione è tutt’altro che marginale: la ricerca accademica, in particolare gli studi condotti nell’ambito della psicologia dell’identità, suggerisce che l’orientamento pansessuale si colloca lungo un continuum affettivo in cui le caratteristiche individuali della persona, il carattere, la profondità emotiva, l’energia relazionale, precedono e superano qualsiasi categorizzazione di genere.

Una persona pansessuale è attratta dagli altri indipendentemente dal fatto che siano cisgender o transgender; può innamorarsi di tutte le persone al di là del sesso: può essere attratta da un uomo, da una donna o da una persona transgender. Non si tratta di ignorare il genere, ma di non renderlo il fattore determinante dell’attrazione. Secondo il modello biopsicosociale della sessualità umana, elaborato a partire dai lavori pionieristici di Alfred Kinsey e successivamente ampliato da ricercatori come Lisa Diamond, l’attrazione affettiva e quella sessuale non sempre coincidono e possono manifestarsi con gradi di fluidità molto diversi da individuo a individuo. La pansessualità si inserisce proprio in questo spazio di fluidità, riconoscendo che il desiderio umano è per sua natura complesso e difficilmente riducibile a categorie rigide.
La showrunner Jess Brownell ha sottolineato che Benedict, pur intraprendendo una relazione eterosessuale con Sophie, mantiene intatta la sua natura queer. La sua sicurezza è evidente fin dal debutto della stagione, dove lo vediamo interagire serenamente sia con donne che con uomini. Questa serenità non è casuale: dal punto di vista psicologico, la capacità di integrare la propria identità sessuale senza vissuti di vergogna o conflitto interiore è associata a livelli più elevati di benessere psicologico e autostima, come documentato da numerosi studi nell’ambito della psicologia LGBTQ+. Benedict incarna, in questo senso, un modello narrativo raro e prezioso: quello di un personaggio che ha già compiuto il proprio percorso di accettazione di sé.
Chi abbraccia la pansessualità spesso detesta le etichette prefissate. Questo orientamento si comprende attraverso l’esperienza e un vissuto emotivo inclusivo. Sul piano neuroscientifico, alcuni studi suggeriscono che i meccanismi cerebrali legati all’attrazione romantica, in particolare il sistema dopaminergico della ricompensa e le aree limbiche associate all’attaccamento, si attivano in risposta a stimoli relazionali profondi, indipendentemente dal genere del partner. Per Benedict, essere onesto con Sophie non significa rinunciare a una parte di sé, ma costruire un rapporto basato sulla trasparenza totale. Un atto che la psicologia definisce come intimacy disclosure: la scelta consapevole di rendere visibile la propria interiorità all’altro, fondamento imprescindibile di ogni legame autentico e duraturo.



