Il mondo della fotografia, così come quello della moda e del design, vive di ciclicità e di continui ritorni al passato. In un’epoca dominata tecnologicamente da smartphone capaci di catturare immagini in altissima definizione, con colori perfettamente bilanciati dall’intelligenza artificiale e dettagli nitidissimi, si sta assistendo a un fenomeno culturale opposto e affascinante. C’è una ricerca diffusa di un’estetica più “sporca”, autentica e imperfetta, che ha portato alla riscoperta di dispositivi e stili che sembravano ormai obsoleti. Questo desiderio di tangibilità e di nostalgia visiva non riguarda solo lo scatto in sé, ma l’intero processo di conservazione della memoria; non è un caso che la pratica di raccogliere le foto in un fotolibro sia tornata ad essere centrale per chi desidera dare una forma narrativa e fisica ai propri ricordi, salvandoli dal caos delle gallerie digitali.
Il ritorno delle compatte digitali anni Duemila
Uno dei trend più sorprendenti degli ultimi tempi riguarda la riscoperta delle “digicams”, ovvero le fotocamere compatte digitali prodotte nei primi anni Duemila. Fino a poco tempo fa considerate spazzatura tecnologica, queste macchinette sono diventate oggetti di culto, specialmente tra la generazione Z. Il motivo del loro successo risiede proprio nei limiti tecnici che le caratterizzano. I sensori CCD di vecchia generazione restituiscono immagini con una pasta cromatica particolare, spesso caratterizzata da colori saturi e un leggero rumore digitale che dona carattere allo scatto. L’estetica di riferimento è quella del “flash diretto”: ritratti sovraesposti, sfondi scuri e quell’atmosfera da festa improvvisata che i moderni smartphone, con le loro modalità notturne perfette, non riescono a replicare. Utilizzare una vecchia Canon Powershot o una Nikon Coolpix significa cercare un approccio alla fotografia più spensierato e meno costruito.
La pellicola e il fascino dell’analogico
Parallelamente al digitale vintage, prosegue inarrestabile il rinascimento della fotografia analogica pura. Le fotocamere a pellicola, dalle reflex 35mm alle semplici “usa e getta”, sono tornate a essere accessori indispensabili durante viaggi, matrimoni ed eventi sociali. In questo caso, il valore aggiunto è rappresentato dall’attesa e dall’impossibilità di vedere immediatamente il risultato. Il numero limitato di scatti disponibili nel rullino costringe a pensare prima di premere l’otturatore, conferendo a ogni immagine un peso specifico maggiore. L’estetica della pellicola, con la sua grana naturale, le infiltrazioni di luce casuali e i toni morbidi, offre una qualità artistica che i filtri di Instagram provano a imitare senza mai eguagliare del tutto. Le fotocamere usa e getta, in particolare, sono diventate le protagoniste delle feste, lasciate sui tavoli per catturare i momenti più spontanei e genuini della serata, lontano dalla posa studiata per i social network.
L’istantanea e la condivisione fisica
Un altro pilastro di questo ritorno al passato è la fotografia istantanea. Dispositivi come le Polaroid o le Instax hanno riconquistato il mercato grazie alla loro capacità di produrre un oggetto fisico immediato. In un mondo di condivisione virtuale, regalare una foto appena stampata a un amico ha assunto un significato profondo di connessione reale. Lo stile di queste immagini è inconfondibile: il formato quadrato o rettangolare con il bordo bianco, i colori virati verso tonalità pastello o leggermente sbiaditi e la morbidezza dei contorni creano un effetto onirico e nostalgico immediato. Queste foto non sono fatte per essere zoomate alla ricerca del dettaglio perfetto, ma per essere attaccate al frigorifero, conservate nel portafoglio o inserite in diari di viaggio.
Organizzare i ricordi: la scelta del supporto cartaceo
Con una tale varietà di formati e stili, che spaziano dai file digitali delle compatte alle scansioni dei negativi analogici, la gestione dell’archivio fotografico può diventare complessa. Lasciare questi scatti sparsi su hard disk o cloud significa perdere il filo conduttore della propria storia personale. Per questo motivo, la fase di editing e stampa è diventata parte integrante del processo creativo. La decisione di creare fotolibro permette di unire in un unico volume anime diverse: la grana del rullino può dialogare con la saturazione della compatta digitale, creando un racconto visivo dinamico e coerente.
Il libro fotografico moderno non è più il vecchio album con le tasche di plastica, ma un prodotto editoriale dove layout, carta e copertina vengono scelti per esaltare l’estetica specifica delle immagini contenute. Che si tratti di un volume dedicato a un’estate in pellicola o a una festa raccontata attraverso l’obiettivo di una digicam, la stampa su carta resta il modo migliore per nobilitare l’imperfezione e renderla eterna.



