Esiste un tipo di relazione in cui uno dei due sa già che l’altro è provvisorio, ma non lo dice. Si chiama “placeholder partner” ovvero partner segnaposto, e descrive chi viene tenuto in una storia d’amore come riempitivo, in attesa di qualcuno di meglio. Il termine sta diventando virale su TikTok tra chi ha vissuto la sensazione che qualcosa non tornasse nel proprio rapporto, senza riuscire a darle un nome.
Non è raro voler stare in una relazione solo per non essere soli, per avere qualcuno con cui condividere le occasioni sociali o per rispondere alle aspettative familiari. Il problema sorge quando una delle due persone non è onesta sull’assenza reale di un futuro condiviso, pur recitando il ruolo del partner a lungo termine in tutto e per tutto. Lo fa perché sta cercando di dimenticare qualcuno, perché crede di poter fare di meglio, o perché vuole evitare i disagi della vita da single.
Le app di incontri hanno contribuito ad alimentare questa dinamica. Esperti dicono che il dating digitale attiva un meccanismo psicologico noto come paradosso della scelta: più opzioni si hanno, più diventa difficile impegnarsi. Uno studio condotto nei Paesi Bassi nel 2019 ha rilevato che le persone erano sempre più inclini a rifiutare un potenziale partner man mano che aumentava il numero di profili visualizzati, seguendo una logica simile alla legge economica dei rendimenti decrescenti. Ogni nuova opzione aggiunta produce soddisfazione inferiore rispetto alla precedente, alimentando un’aspettativa irraggiungibile.

Anche gli stili di attaccamento giocano un ruolo centrale. La teoria dell’attaccamento, elaborata dallo psicanalista britannico John Bowlby, sostiene che il modo in cui una persona ha creato legami con i caregiver durante l’infanzia influenza il suo comportamento nelle relazioni adulte. Chi ha un attaccamento ansioso tende a scegliere partner che non offrono la vicinanza desiderata, mentre chi ha un attaccamento evitante percepisce l’intimità come una minaccia alla propria autonomia. Esperti dicono che entrambi questi profili possono trovare motivi per non impegnarsi man mano che la relazione si intensifica emotivamente.
Uno dei campanelli d’allarme più evidenti è la resistenza a parlare del futuro. Se ogni accenno a una vacanza insieme, a un evento da condividere o a un progetto comune produce disagio o cambi di argomento, il segnale merita attenzione. Esperti dicono che in questi casi si ha la sensazione di vivere solo nel presente, senza mai costruire qualcosa oltre.
Un altro indicatore è la mancata integrazione nelle rispettive reti sociali. A distanza di mesi, non si è ancora stati presentati agli amici o alla famiglia del partner, e quando arrivano le proprie occasioni sociali, lui o lei trova sempre un motivo per non esserci.
C’è poi la questione dello sguardo. Esperti avvertono che se l’altro ha l’abitudine di notare altre persone, di flirtare o di intrattenere conversazioni che durano più del necessario, potrebbe star tenendo aperte le proprie possibilità in modo silenzioso. A questo si aggiunge un impegno altalenante: settimane di distacco emotivo seguite da ritorni affettuosi, in un ciclo che si ripete e che spesso porta chi è nella posizione di segnaposto a ignorare o giustificare il comportamento.
Esperti concordano su un punto: l’unico modo per sapere se si è in questa situazione è chiedere direttamente al partner come vede la relazione, e ascoltare davvero la risposta. Non solo le parole, ma anche i silenzi e le reticenze. Esperti suggeriscono di cercare prove concrete di essere apprezzati e considerati, perché le conversazioni scomode, per quanto difficili, valgono molto di più dell’incertezza prolungata.
Per chi si ritrova invece nel ruolo di chi tiene qualcuno come segnaposto, la riflessione è altrettanto necessaria. Esperti ricordano che l’amore non sempre precede l’impegno, spesso lo segue. Dare una chance autentica a una relazione potrebbe aprire la strada a una connessione più profonda di quella che si stava cercando altrove.
