In un’epoca dominata da notifiche incessanti, chat senza sosta e scroll compulsivo, l’Università di Genova ha lanciato un progetto innovativo che ribalta completamente la logica dell’iperconnessione. Nascono le prime due stanze della disconnessione, spazi fisici dove il mondo digitale resta letteralmente fuori dalla porta e dove studenti, docenti, ricercatori e personale possono finalmente concedersi momenti di silenzio, concentrazione e recupero delle energie mentali. Un digital detox in piena regola, insomma.
Le stanze sono state allestite presso il Dipartimento di Farmacia e rappresentano una risposta concreta a un problema sempre più diffuso nella società contemporanea. Gli ambienti offrono poltrone comode, tavolini arredati con piante e perfino fasciatoi per chi deve allattare. Una volta varcata la soglia e chiusa la porta, il cartellino “Non disturbare” garantisce privacy assoluta e tranquillità. Qui è possibile staccare completamente dai dispositivi elettronici, pregare, assumere un farmaco o semplicemente godere di un momento di pace lontano dal caos digitale quotidiano.
La direttrice del dipartimento Anna Maria Pittaluga ha spiegato con chiarezza la filosofia del progetto:
Se qualcuno vuole staccare il telefono, silenziare chat e mail, farsi un pianto liberatorio ma anche allattare, pregare, prendere un farmaco o semplicemente godere il silenzio, qui può farlo.
L’iniziativa nasce dalla consapevolezza che gli spazi universitari devono rispondere non solo alle esigenze didattiche, ma anche al benessere psicofisico dell’intera comunità accademica. L’urgenza di questa iniziativa è confermata da dati allarmanti. Secondo l’Osservatorio Scientifico sull’Educazione Digitale, oltre il 77% degli adolescenti italiani tra gli 11 e i 18 anni si sente dipendente dai dispositivi digitali, con una quota significativa che manifesta forme di dipendenza moderata o grave. Gli atenei, come luoghi di formazione e crescita personale, si trovano in prima linea nell’affrontare queste nuove sfide legate alla salute mentale e al rendimento accademico.

Le stanze della disconnessione, però, sono state realizzate anche grazie al supporto del progetto Prisma, un’iniziativa che coinvolge otto università italiane e mira a promuovere risorse individuali e sociali nel contesto accademico. L’obiettivo è creare momenti rigenerativi autentici e supportare la comunità universitaria attraverso formazione, servizi di counseling e sensibilizzazione alla salute mentale, riducendo stress e sovraccarico da connessione digitale.
Il progetto non si ferma qui: sono previste l’apertura di ulteriori stanze presso l’Albergo dei Poveri e il campus di Savona, per garantire spazi sicuri, inclusivi e accoglienti distribuiti su tutto il territorio dell’ateneo. L’iniziativa rientra nel PAP, il Piano delle Azioni Positive 2022-2024, che mira a favorire il benessere, le pari opportunità e un ambiente rispettoso per tutte le componenti universitarie.
Con pareti bianche e verdi che evocano tranquillità, questi spazi rappresentano un’oasi dove i dispositivi tecnologici non hanno più diritto di cittadinanza. Resta solo un luogo pensato per respirare profondamente, riflettere con calma e ritrovare quell’equilibrio interiore che la frenesia digitale quotidiana spesso compromette. Un esperimento che potrebbe fare da apripista per altre università italiane e per istituzioni pubbliche che vogliono mettere al centro il benessere delle persone nell’era della connessione permanente.



