La notte scorsa si è spento Bob Weir, figura leggendaria del rock mondiale e anima dei Grateful Dead. Aveva 78 anni. A darne l’annuncio è stato un lungo post pubblicato sul suo profilo Instagram, dove si spiega che il musicista “se n’è andato serenamente, circondato dai suoi cari, dopo aver coraggiosamente sconfitto il cancro come solo Bobby poteva fare”. La causa del decesso sono state complicazioni polmonari già esistenti.
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La storia di Weir con i Grateful Dead inizia nel 1965, quando aveva appena diciassette anni. All’epoca la band si chiamava ancora Warlocks, un nome che presto sarebbe cambiato per diventare iconico. Insieme a Jerry Garcia, scomparso nel 1995, Weir ha portato il gruppo al successo internazionale per tre decenni, firmando pezzi indimenticabili come “Sugar Magnolia” e “Mexicali Blues”.
Nel messaggio di addio si legge che “Bobby sarà per sempre una forza trainante la cui arte unica ha rimodellato la musica americana”. È una definizione che calza a pennello per chi ha fatto parte di una delle formazioni più influenti di sempre, pioniera del rock psichedelico e simbolo della controcultura degli anni Sessanta.
I Grateful Dead hanno contribuito a creare la colonna sonora di un’epoca irripetibile. Insieme ad altre band californiane come Jefferson Airplane e Santana, hanno dato vita al suono della controcultura di San Francisco, mescolando generi apparentemente lontani: blues, jazz, country, folk e psichedelia. Dischi come “Anthem Of The Sun” (1968), “Aoxomoxoa” (1969), “Live/Dead” (1969) e “Workingman’s Dead” (1970) sono diventati pietre miliari della Summer of Love, il movimento culturale che ha cambiato per sempre il volto della musica.
Dopo la morte di Garcia, Weir è diventato il principale custode dell’eredità dei Grateful Dead, portando avanti lo spirito della band con progetti come Dead & Company. Con la sua scomparsa e quella del bassista Phil Lesh nel 2024, oltre a quella del tastierista Ron “Pigpen” McKernan avvenuta anni prima, restano in vita solo due membri della formazione storica: il batterista Bill Kreutzmann e Mickey Hart, quest’ultimo entrato ufficialmente nel gruppo nel 1967 e fondamentale per rivoluzionare il suono della band.
La nota diffusa dalla famiglia racconta come Weir abbia affrontato la malattia con la stessa determinazione che aveva caratterizzato la sua carriera. Dopo la diagnosi di cancro a luglio, ha iniziato le cure ma poche settimane dopo era già tornato sul palco. L’occasione è stata una serie di tre concerti al Golden Gate Park di San Francisco, la sua città, per celebrare sessant’anni di musica. “Quelle esibizioni, emozionanti, piene di sentimento e di luce, non sono stati addii, ma doni”, si legge nel messaggio. Un ultimo atto di resilienza per un artista che ha scelto di andare avanti fino alla fine, fedele alla sua visione.
