Brigitte Bardot, l’icona francese che incarnò meglio di chiunque altro la libertà e la sensualità degli anni Sessanta è morta oggi. Novantuno anni vissuti intensamente, divisi tra una carriera cinematografica folgorante e un impegno totale per la difesa degli animali. La Fondazione che porta il suo nome, capace di raccogliere ogni anno circa 15 milioni di euro in donazioni, ha annunciato la scomparsa di quella che tutti conoscevano semplicemente come BB.
Parigina doc, nata il 28 settembre 1934, Brigitte cresce in una famiglia benestante ma soffocante. Suo padre Louis dirigeva le officine chimiche di famiglia e l’educazione era severissima. La passione per la danza la porta al prestigioso Conservatorio nel 1949, ma a soli quindici anni succede qualcosa che cambia tutto: la rivista francese Elle pubblica una sua foto. Il regista Marc Allégret la nota subito e manda il suo giovane assistente, Roger Vadim, a contattarla per un provino cinematografico.
Tra Brigitte e Vadim scatta qualcosa di più forte di un semplice incontro professionale. Lei deve però aspettare la maggiore età per sposarlo, cosa che avviene il 21 dicembre 1952. Con quel matrimonio entra nella sua vita non solo un uomo, ma un mondo intero: quello del cinema.
I primi ruoli sono piccoli: comparse e personaggi secondari in film come “Le Trou normand” del 1952. Interpreta anche Elena di Troia accanto all’attrice italiana Rossana Podestà nel 1955 e la celebre Poppea in “Mio figlio Nerone” al fianco di giganti del cinema italiano come Alberto Sordi e Vittorio De Sica. Ma sono tutte prove generali per quello che accadrà nel 1956.
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“E Dio creò la donna”, diretto proprio dal marito Vadim, esplode come una bomba. Il film racconta senza filtri la storia di una ragazza che scopre il potere della propria sensualità. In Francia l’accoglienza è tiepida – lo difendono solo i giovani critici ribelli come François Truffaut e Jean-Luc Godard – ma quando arriva negli Stati Uniti è un trionfo assoluto.
L’America impazzisce per BB. Persino Elvis Presley la definisce l’ottava meraviglia del mondo. La filosofa francese Simone de Beauvoir vede in lei una nuova figura femminile, libera sessualmente e padrona di sé. La rivista Life scrive che dopo la Statua della Libertà nessuna francese ha mai illuminato così tanto gli Stati Uniti. Da quel momento le iniziali BB diventano un marchio globale, accompagnate dallo slogan: “Dio creò la donna e il diavolo creò BB”.
Il film però segna anche la fine del suo matrimonio con Vadim, complice una relazione sul set con l’attore Jean-Louis Trintignant. Ma ormai Brigitte è lanciata verso lo stellato del cinema mondiale.
Nel 1958 diventa l’attrice francese più pagata del momento, girando ben quattro film in un solo anno. La sua energia naturale e istintiva conquista il pubblico, stanca della cupezza esistenzialista che dominava la cultura francese di quegli anni.
Il 1960 porta un ruolo intenso e difficile: “La verità” di Henri-Georges Clouzot, dove interpreta una donna accusata di omicidio e additata dal paese come una divoratrice di uomini. La parte la segna profondamente. Quello stesso anno nasce Nicolas, il suo unico figlio, ma Brigitte non riesce a vivere la maternità serenamente. Subito dopo il parto lo affida a una balia e tenta addirittura il suicidio. Il rapporto con il bambino rimarrà per sempre complicato e distante.
Nel 1963 arriva uno dei momenti più alti della sua carriera: Jean-Luc Godard la vuole come protagonista de “Il disprezzo” accanto a Michel Piccoli. Il film cattura perfettamente il suo celebre broncio malinconico, diventato simbolo di un’epoca. Sempre nel ’63 inizia qualcosa di ancora più importante: la sua battaglia per i diritti degli animali, partendo dalla promozione di metodi meno crudeli nei macelli.
I fotografi le danno letteralmente la caccia. Alcuni affittano appartamenti di fronte alla sua casa, altri si arrampicano sugli alberi per spiarla nella sua villa di Saint-Tropez, chiamata La Madrague. La lista dei suoi amori è lunga: dopo Vadim e Trintignant si susseguono il cantante Gilbert Bécaud, l’attore Raf Vallone, Sacha Distel, Jacques Charrier (padre di suo figlio), Samy Frey. Nel 1966 sposa il miliardario tedesco Gunter Sachs in un matrimonio da favola che dura però solo tre anni. Nel frattempo registra con il cantautore Serge Gainsbourg il pezzo scandaloso “Je t’aime moi non plus” nel 1967, che fa discutere mezza Europa.
Il presidente francese Charles de Gaulle arriva a paragonare il valore della sua immagine, con i suoi pantaloni aderenti e le magliette attillate, alle esportazioni della Renault per l’economia francese. Nel 1970 il suo volto viene scelto per rappresentare Marianne, il simbolo stesso della Francia. Eppure nel 1965 vince il poco invidiabile titolo di attrice peggiore del mondo. Il mito però resiste a tutto.
Gli ultimi film la vedono recitare accanto a grandi attrici come Jeanne Moreau in “Viva María!” del 1965 e Claudia Cardinale ne “Le pistolere” del 1971. Ma la passione per il set si spegne progressivamente. Nel 1973, a soli 39 anni, gira il suo ultimo film – un’opera dimenticabile – e decide di ritirarsi per sempre dalle scene. Una scelta radicale che stupisce tutti: l’attrice più desiderata al mondo volta le spalle ai riflettori per dedicarsi completamente agli animali.
Nel 1976 si unisce a Brian Davis dell’IFAW (Fondo Internazionale per il Benessere degli Animali) e lancia una campagna mondiale contro la caccia alle foche. L’impatto è enorme: l’anno dopo il presidente francese Valéry Giscard d’Estaing vieta l’importazione di pelli di foca in Francia. È una vittoria storica, sostenuta da celebrità come Isabelle Adjani, Johnny Hallyday e Alain Delon. Nel 1978 pubblica persino un libro illustrato per bambini, “Noonoah, la piccola foca bianca”, per raccontare ai più piccoli l’importanza di proteggere questi animali.
Nel 1982 registra un’ultima canzone, “Toutes les bêtes sont à aimer” (Tutti gli animali meritano amore), poi nel 1986 fonda la Fondation Brigitte Bardot. L’organizzazione diventa uno dei più importanti enti europei per la difesa degli animali, salvando ogni anno migliaia di creature. Nel 2001 la PETA, l’organizzazione internazionale per i diritti animali, le conferisce il premio umanitario in riconoscimento del suo impegno instancabile.
Nel 1992 sposa l’avvocato Bernard d’Ormale, vicino al partito di estrema destra francese Front National di Le Pen, con cui condivide gli ultimi anni della sua vita. Le sue battaglie continuano senza sosta, attirando più le critiche dei cacciatori che l’attenzione dei vecchi fan.
Come disse lei stessa: “Ho sempre pensato che avrei fatto film solo per comprarmi una fattoria piena di animali. Come Biancaneve, circondata da uccellini, cerbiatti e scoiattoli”. E così è stato: la sua eredità si divide oggi tra sessantina di film che hanno fatto la storia e una Fondazione che continua a dare voce a chi non ne ha.



