Si è spento a Bologna, presso la clinica Villa Paola, Luciano Manzalini. Aveva da poco festeggiato il suo settantaquattresimo compleanno. Quasi un anno fa fu colpito da un ictus, trauma che si è rivelato fatale sulla lunga distanza. A dare l’annuncio è stato il suo compagno di una vita, Eraldo Turra, con cui ha formato il celebre duo dei Gemelli Ruggeri. Un legame radicato in decenni di successi condivisi, dai piccoli club bolognesi fino ai grandi schermi cinematografici e ai programmi TV che a loro modo hanno fatto la storia della comicità italiana, con uno stile malinconica e la risata intelligente.
La parabola di Manzalini non è quella del classico attore di formazione. Laureato in chimica, Luciano sembrava destinato a tutt’altra carriera, finché alla fine degli anni Settanta la passione per lo spettacolo non ha preso il sopravvento. I suoi esordi al Centro Teatrale Roselle di Bologna mostrarono subito qualcosa di unico: un ragazzo che si presentava con un’aria quasi dimessa, capace di interpretare canzoni famose inserendo pause lunghissime e sguardi smarriti.
Questa sua capacità di “fare il verso” ai grandi cantanti era una forma raffinata di umorismo che giocava sul contrasto tra la tristezza dell’aspetto e l’assurdità della situazione. Per Luciano, il teatro era una cosa seria e per studiarlo a fondo scelse l’Itc di San Lazzaro, entrando in un circuito che lo avrebbe portato rapidamente alla notorietà nazionale grazie al successo del “Gran Pavese Varietà”.
Il grande pubblico lo ricorda soprattutto per la coppia formata con Eraldo Turra. Insieme erano una versione moderna e surreale di Stanlio e Ollio: Turra, imponente e massiccio, e Manzalini, sottile e stralunato. Indimenticabili restano le loro incursioni nei filmati di “Croda”, una parodia dello stile dei documentari sovietici dove i due, interpretando decine di personaggi per mancanza di budget, raccontavano un mondo immaginario tra il demenziale e la satira politica.
Questa capacità espressiva non passò inosservata ai geni del cinema. Federico Fellini, il maestro del cinema italiano, volle Manzalini nel suo ultimo film, La voce della luna. Fellini era rimasto letteralmente folgorato dalla capacità di Luciano di comunicare attraverso il silenzio.
Manzalini non era però solo un corpo comico. Dietro quella figura quasi fumettistica si nascondeva un intellettuale raffinato, autore di libri pubblicati con l’editore Pendragon. Opere come L’amore svenuto o La felicità è un caso da risolvere mostrano il suo talento per la poesia breve e l’aforisma fulminante.



