Il cinema italiano perde uno dei suoi maestri del doppiaggio. Pino Colizzi si è spento a Roma all’età di 88 anni. Per decenni la sua voce ha accompagnato alcune delle interpretazioni più memorabili del grande schermo, rendendo accessibili al pubblico italiano icone di Hollywood come Jack Nicholson, Martin Sheen e Christopher Reeve.
Romano di nascita, Colizzi era venuto al mondo il 12 novembre 1937. La sua famiglia aveva origini miste: padre romano e madre foggiana. Da giovanissimo si trasferì a Paola, un comune calabrese in provincia di Cosenza, dove iniziò a coltivare la passione per il teatro. A soli 17 anni debuttò sui palcoscenici di Bari, specializzandosi nell’operetta, prima di perfezionare il proprio talento diplomandosi all’Accademia nazionale d’arte drammatica di Roma.
Il grande salto arrivò nel 1960 quando Luchino Visconti, uno dei più importanti registi italiani, gli affidò un piccolo ruolo in “Uno sguardo dal ponte”, accanto a nomi del calibro di Paolo Stoppa e Rina Morelli. Quello stesso anno esordì anche in televisione come protagonista dello sceneggiato “Tom Jones”, consolidando così una carriera che si sarebbe sviluppata su due binari paralleli: quello della recitazione e quello del doppiaggio.
È proprio come doppiatore che Colizzi ha lasciato il segno più profondo nella cultura popolare italiana. La sua voce è diventata inseparabile da quella di Martin Sheen in “Apocalypse Now”, il capolavoro di Francis Ford Coppola che racconta l’orrore della guerra del Vietnam. Ma il suo talento ha dato vita italiana anche a Christopher Reeve nei primi tre film di Superman, rendendo l’Uomo d’Acciaio familiare a generazioni di spettatori italiani.
Nel suo repertorio figurano anche Robert De Niro nel secondo capitolo de “Il Padrino”, Michael Douglas in numerose pellicole, Warren Beatty, James Caan, Richard Dreyfuss e Omar Sharif. Nel 1973 prestò la voce persino a Robin Hood nel celebre film d’animazione Disney, dimostrando una versatilità straordinaria.
Tra i suoi lavori più significativi c’è il doppiaggio di Robert Powell nel ruolo di Gesù nella miniserie “Gesù di Nazareth” di Franco Zeffirelli, produzione nella quale Colizzi apparve anche come attore interpretando Jobab. Un altro contributo importante fu la voce di Patrick McGoohan nella seconda edizione italiana de “Il prigioniero”, serie fantascientifica britannica cult degli anni Settanta.
Colizzi non si limitò a prestare la propria voce: divenne anche direttore del doppiaggio per produzioni di grande prestigio. Guidò il team di adattamento italiano per tutti i film di Zeffirelli a partire da “Il campione” del 1979, ma anche per titoli iconici come “Pulp Fiction”, “Il paziente inglese”, i film di James Bond con Pierce Brosnan nei panni dell’agente 007 e l’intera trilogia di “Matrix”.
Come attore continuò a lavorare sia in teatro che al cinema. Nel 1974 interpretò il conte Vronskij nella versione televisiva di “Anna Karenina”, un ruolo complesso che mise in luce le sue capacità interpretative. Negli anni seguenti recitò in produzioni televisive importanti come “La piovra” e collaborò con registi del calibro di Alberto Sordi e Mauro Bolognini.
Nel 1999 Franco Zeffirelli lo volle nel cast di “Un tè con Mussolini”, film che vedeva come protagoniste Maggie Smith, Cher e Judi Dench. La sua ultima interpretazione cinematografica risale al 2015, quando apparve in “Alaska” di Claudio Cupellini, al fianco di Elio Germano.
Nel 2010 Colizzi aveva deciso di ritirarsi dal doppiaggio per dedicarsi alla scrittura, continuando però a recitare fino al 2015. Nella vita privata era stato sposato con Manuela Andrei, collega nel mondo del doppiaggio, con la quale aveva avuto due figli: Carlo e Chiara (doppiatrice a sua volta).
