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Home » Spettacolo » Bastardi senza gloria è ispirato a una storia vera?

Bastardi senza gloria è ispirato a una storia vera?

Sembra quasi impossibile, eppure Bastardi senza gloria è ispirato a una storia realmente accaduta che vi raccontiamo qui.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino25 Luglio 2024Aggiornato:25 Luglio 2024
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BASTARDI SENZA GLORIA
Eli Roth e Brad Pitt in una scena di Bastardi senza Gloria (fonte: Universal Pictures)

Quentin Tarantino non ha mai avuto problemi a disporre dei grandi fatti della Storia a suo piacimento. Pensate a Bastardi senza gloria e a quel finale trascinante in cui è riuscito a distruggere il Nazismo in maniera rocambolesca. Grazie, cioè, all’aiuto del cinema e (di un cinema) che diventa l’innesco di un epilogo spettacolare. Il film racconta la storia di un’unità dell’esercito americano, composta da ebrei, spedita in Germania per annichilire Hitler. Tutto questo è avvenuto nella realtà? La risposta è: non nella maniera descritta da Tarantino. Anche se è la storia ispirata a eventi realmente accaduti. In particolare si riferisce alle azioni dell’OSS, l’Office of Strategic Service (antenato della CIA) e all’operazione Greenup.

I veri bastardi

Franz Weber, Hans Wijnberg Fred Mayer (fonte: US National Archives)

Quando la Germania è ormai allo stremo delle forze, nei primi mesi del ’45, una sola regione sembra essere una fortezza inespugnabile, quella del Brennero, alle porte dell’Austria. Terra dove il Nazismo vide la luce, popolata da alcuni rappresentanti fedelissimi. Tra questi, Franz Hofer, amico di Adolf Hitler, capo del partito nella regione del Tirolo, nonché capo della Gestapo (il clone di Hans Landa). Ebbene, questo centro propulsivo doveva essere annientato. Ed è qui che entrano in gioco i “bastardi” che dovevano distruggere “la cittadella” e nel contempo raccogliere informazioni sulla linea di difesa alpina.

L’OSS identificò un gruppo di soldati che parlavano perfettamente tedesco. E che si potevano infiltrare con facilità. Tra questi, Hans Wijnberg, un ebreo olandese esperto in telecomunicazioni, e Fred Mayer, un ebreo madrelingua tedesco, costretto a fuggire dalla Germania dopo l’insediamento del governo di Hitler. Del gruppo facevano parte anche Franz Weber, un ex ufficiale della Wehrmacht austriaca che aveva in odio i nazisti (sì, Hugo Stiglitz). E Allen Welsh Dulles, futuro capo della CIA, all’epoca di stanza a Berna, in Svizzera.

Superate le prime difficoltà, dovute all’ambiente impervio e alle gelide temperature delle Alpi, gli agenti ebrei, paracadutati non senza problemi, riuscirono ad arrivare alla Malga Amberger e poi Oberperfuss, paese natale di Weber. Qui stabilirono un quartier generale e comandarono le varie fasi dell’operazione, con l’aiuto della famiglia di Weber.

Mayer si infiltrò nella caserma ufficiali di Innsbruck, raccogliendo preziose informazioni finite poi tra le mani di Wijnberg. E al comando alleato di Bari.

Le loro non furono certo operazioni roboanti, piuttosto piccole e grandi attività che indebolirono molto l’enclave nazista. Per esempio, Mayer riuscì anche a intrufolarsi in una fabbrica sotterranea di aerei Messerschmitt Me 262. E fingendosi elettricista francese, filo tedesco, sabotò molti velivoli.

La vera gloria

Purtroppo, la delazione di un uomo del mercato nero, portò al suo arresto. Che tuttavia non lo fece ricollegare alla religione ebraica. Mayer, al contrario, non abbandonò mai la parte rispondendo solo in francese e cercando quanto più possibile di proteggere gli altri. Resistette anche grazie al supporto di Hermann Matull, agente segreto americano, all’oscuro dell’Operazione Greenup, che, in mano ai nazisti, raccontò una bugia su Mayer, definendolo come uno dei massimi rappresentanti dell’OSS. E che per questo non doveva essere fucilato. Suggerì allora di metterlo nelle mani di Franz Hofer. Il quale, ormai convinto della sconfitta, lo avrebbe sicuramente protetto, per godere di un trattamento di favore da parte degli Alleati, dopo la resa.

Franz Hofer
Franz Hofer il vero Hans Landa (fonte: Wikipedia)

La scena sarebbe davvero piaciuta a Tarantino, perché fu davvero invitato a cena da Hofer, con intenti pacifici. Continuò a interpretare la parte del pezzo grosso e convinse Hofer a dichiarare Innsbruck città aperta e a firmare la resa incondizionata.

Di lì a poco, Il 3 maggio 1945, la 103° divisione americana entrò nella città di Innsbruck sotto la guida del Maggiore Bland West, mandato a trattare la resa tedesca nella zona. In quell’occasione, Hofer scoprì di aver trattato tutto il tempo con un umile sergente.

Mayer e Wijnberg si sarebbero incontrati anni dopo, nel 2011, via webcam, durante le riprese di un documentario televisivo. Wijnberg morì il giorno dopo aver visto l’amico. Mayer ricevette un encomio da parte del Presidente Obama. Si spense nel 2016.

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