Chi non ha ballato almeno una volta sulle note di Aserejé? Quel ritornello quasi nonsense, la coreografia facile da imparare e impossibile da togliersi dalla testa hanno trasformato le Las Ketchup in uno dei fenomeni pop più clamorosi degli anni 2000. E da allora la domanda è sempre la stessa: che fine hanno fatto?
Lucía, Lola e Pilar Muñoz, sorelle di Córdoba, nel 2002 passano dall’anonimato al successo mondiale in pochi mesi. Il brano, conosciuto anche come The Ketchup Song, era contenuto nel loro album d’esordio, Hijas del Tomate. Un mix di pop, flamenco e suggestioni reggae che conquista le classifiche di oltre 20 Paesi e supera i 7 milioni di copie vendute. Un tormentone globale, di quelli che segnano un’epoca.
Dietro il progetto c’era il produttore Manuel Queco Ruiz, che intuisce il potenziale di quelle tre ragazze spontanee e trasforma la loro energia in un prodotto pop perfetto per l’inizio del nuovo millennio. Anche il nome del gruppo racconta qualcosa delle loro radici: sono figlie del chitarrista flamenco Juan Muñoz, noto come El Tomate. Hijas del Tomate, appunto: figlie del pomodoro.
Dopo l’exploit, però, non è facile replicare. Nel 2002 pubblicano altri singoli, tra cui Kusha las payas, ma nessuno riesce ad avvicinare l’impatto di Aserejé. Il pubblico le identifica con quel brano, che finisce per essere insieme una benedizione e un limite.
Nel 2006 arriva un’altra grande occasione: rappresentano la Spagna all’Eurovision Song Contest 2006, ad Atene, con il brano Un Blodymary. Per l’occasione la formazione si allarga alla quarta sorella, Rocío Muñoz. L’esperienza, però, non si traduce in un rilancio: il risultato in classifica è deludente e l’attenzione mediatica inizia a calare.
Da lì in avanti la carriera entra in una fase più discreta. Niente nuovi album capaci di lasciare il segno, meno presenza in tv, meno spazio nelle classifiche. Ma questo non significa scomparire del tutto.
Oggi, nel 2026, le Las Ketchup non sono più protagoniste della scena pop internazionale, ma continuano a lavorare nel mondo della musica, soprattutto in Spagna. Partecipano a festival, serate revival e eventi dedicati agli anni 2000, dove Aserejé resta il momento più atteso. È uno di quei pezzi che appena parte riporta tutti a un’estate precisa, a una pista da ballo, a una vacanza.
Sui social, in particolare su Instagram, condividono ricordi, immagini d’archivio e momenti live. Il legame con il pubblico passa soprattutto dalla nostalgia, che nel loro caso è fortissima e trasversale.
Negli anni, poi, non sono mancate apparizioni televisive. In Italia, ad esempio, sono state ospiti de I migliori anni nel 2010 e di Furore intorno al 2016, confermando quanto quel brano sia rimasto impresso nell’immaginario collettivo.
L’ultima ribalta importante è il ritorno sul palco del Festival di Sanremo 2026, dove si esibiscono insieme a Elettra Lamborghini proprio con Aserejé. A oltre vent’anni dall’uscita, la canzone funziona ancora: stesso entusiasmo, stessa coreografia, stesso sorriso un po’ incredulo di chi sa di aver inciso, anche solo per una stagione, un pezzo di storia del pop.
Forse non hanno più dominato le classifiche come nel 2002. Ma alcune canzoni non hanno bisogno di aggiornarsi per restare vive. E Aserejé, nel bene o nel male, è una di quelle.



