Il 9 aprile 1933, in una famiglia della borghesia cittadina nasce Gian Maria Volonté, destinato a diventare una delle figure più intense e scomode del cinema italiano. A forgiare la sua personalità, in particolare, sono Milano e Torino, città che ne definiscono lo spirito critico e la sensibilità civile. Fin da giovanissimo, però, si avvicina al teatro. A soli 16 anni, infatti, lavora come segretario nella compagnia itinerante I Carri di Tespi, scoprendo il fascino della scena. E Dopo il diploma all’Accademia d’Arte Drammatica di Roma nel 1957, debutta sulle tavole di prestigiosi palcoscenici italiani, portando con sé un metodo rigoroso e un approccio totale alla recitazione.
La sua carriera, però, prende slancio grazie alla televisione dove interpreta L’Idiota, che lo rivela al grande pubblico. Ma è il cinema a offrirgli la consacrazione. Dopo le prime esperienze con i fratelli Taviani, è Sergio Leone a farlo conoscere nel mondo. Volonté, infatti, diventa il volto indimenticabile dei cattivi nei celebri spaghetti western Per un pugno di dollari (1964) e Per qualche dollaro in più (1965). Antagonista di Clint Eastwood, imprime nei personaggi una carica magnetica che li rende immortali.

Il successo internazionale non lo distoglie però dalla sua vera vocazione: il cinema politico. Negli anni Settanta trova in Elio Petri e Francesco Rosi i registi ideali per raccontare l’Italia delle contraddizioni, delle lotte sociali e dei conflitti di potere. Con il primo interpreta film diventati simbolo di un’epoca come Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970), La classe operaia va in paradiso (1971), Todo modo (1976). Diretto da Rosi, invece, dà vita a ruoli memorabili in Uomini contro (1970) e soprattutto in Cristo si è fermato a Eboli (1979), dove incarna con profonda umanità lo scrittore Carlo Levi.
Ma il valore di Volonté come artista è dato soprattutto dalla sua capacità di vivere intensamente il personaggio. Non si limita a recitare ma si trasforma nei suoi protagonisti, li abita, li scava dall’interno. Così accade in Sacco e Vanzetti (1971), dove presta il volto al calzolaio anarchico Nicola Sacco, o ne Il caso Moro (1986), quando restituisce con rara intensità le ultime settimane di vita dello statista democristiano.
Un percorso attoriale incredibile, il suo, che nel 1991 viene riconosciuto ufficialmente con il Leone d’Oro alla Carriera alla Mostra di Venezia. Pochi anni dopo, però, la sua stella si spegne. Volonté, infatti, muore nel dicembre del 1994 in Grecia, sul set di Lo sguardo di Ulisse di Theo Angelopoulos. È l’ultimo capitolo di una carriera che ha attraversato più di trent’anni di cinema con coerenza e radicalità.
Rai 3 dedica la prima serata di oggi, giovedì 4 settembre, al documentario “Volonté – L’uomo dai mille volti” di Francesco Zippel.



