Era il 21 agosto 1960, si stava tenendo la serata finale del Secondo Festival del Musichiere, collegato al celebre quiz televisivo omonimo di cui Mario Riva era conduttore particolarmente amato. In quegli anni, infatti., incarnava l’allegria del sabato sera italiano, con la sua simpatia e la storica sigla Domenica è sempre domenica rimasta nella memoria collettiva.
Mentre si muoveva dietro le quinte del palco, però, non si accorge di una botola coperta da un tendone e precipita rovinosamente da un’altezza stimata in circa tre metri. Il violento impatto provoca gravi traumi: fratture della sesta vertebra dorsale e delle costole, sospette lesioni allo scafoide carpale e una ferita al cuoio capelluto.

Immediatamente soccorso, viene ricoverato e sottoposto a cure intensive. Si tenta anche, secondo alcune cronache, l’uso della polimixina B, un antibiotico allora impiegato solo per broncopolmoniti infantili, su consiglio del professor Campanacci di Bologna. Tuttavia, le complicazioni polmonari, una broncopolmonite da trauma, e quelle cardiache peggiorano il suo quadro clinico.
Così, il primo settembre 1960, all’età di 47 anni, Mario Riva muore in ospedale a Verona, dopo dieci giorni di sofferenze e cure, senza ritrovare vigore sufficiente per reagire e lasciando una ferita profonda nel cuore degli italiani.
Il giorno del suo funerale, celebrato nella basilica del Sacro Cuore di Maria a Roma, la partecipazione è incredibile con circa 250.000 persone. Come omaggio alla sua passione sportiva, poi, la bara viene portata dai Bersaglieri, ricordando il periodo della sua vita trascorso nel Corpo durante la guerra.
Questo tragico episodio segna la fine di una figura amatissima e pionieristica della televisione italiana: un artista capace di commuovere e divertire generazioni con la sua bonomia, la sua energia e quel modo di portare lo spettacolo nelle case italiane che ancora oggi conserva un alone di nostalgia e affetto.



