La politica, a volte, entra a Sanremo senza chiedere il permesso. È successo in questa ultima edizione quando Ermal Meta ha portato sul palco dell’Ariston una canzone che è molto più di una ballata.
Durante la prima serata, il cantautore si è presentato con una camicia bianca su cui era ricamato a mano un nome: Amal, una bambina palestinese. Un dettaglio silenzioso, ma impossibile da ignorare, mentre in teatro risuonavano le note di Stella Stellina, una ninna nanna dolce solo in apparenza. Perché dietro la melodia c’è una denuncia chiara: la guerra, e soprattutto le sue vittime più indifese, i bambini di Gaza.
Intervistato da La Stampa, Ermal Meta ha spiegato così la nascita del brano: racconta quello che accade a chi non ha voce. L’ispirazione viene da Gaza, da un popolo di cui si parla continuamente ma che, nei fatti, sembra essere lasciato solo. Un paradosso che l’artista ha voluto trasformare in musica.
Ha anche precisato di non essere salito su quel palco per fare propaganda: non è politica, ha detto, ma umanità. Un’emergenza che non può essere ignorata. Un chiarimento che riporta alla memoria quanto accaduto a Ghali nel 2024, quando le sue parole sulla Palestina accesero un acceso dibattito proprio durante il Festival.
Sui social, Meta ha ulteriormente approfondito il senso del testo: la protagonista di Stella Stellina è una bambina senza nome, ma potrebbe avere tutti i nomi. Aysha, Amal, Layla, Nour, Hind. Non importa quale, forse importa tutto. “Figlie di nessuno, figlie di tutti”, ha scritto, allargando il discorso oltre i confini di una singola storia.
La scelta artistica è stata apprezzata anche dall’Accademia della Crusca. Il linguista Lorenzo Coveri, incaricato di analizzare i testi in gara, ha assegnato a Stella Stellina il voto più alto della sua pagella: 7 su 8. La motivazione parla di un testo introspettivo, ricco di immagini solide e lontano dai cliché.
Dal mondo politico è arrivato un sostegno esplicito: Dario Carotenuto, capogruppo M5S in Vigilanza Rai, ha definito il brano non solo una canzone, ma una presa di posizione morale. Un invito a non abituarsi all’orrore, a non considerare normale che si possa morire da bambini.
Anche il direttore artistico Carlo Conti, consegnando i fiori a Meta, ha aggiunto una frase che ha colpito il pubblico:
Che i fiori servano per fare festa, non per essere lasciati sulle tombe dei bambini.
Nonostante l’apprezzamento della critica, il brano non è entrato nella top five provvisoria del televoto della prima serata. Al di là della classifica, però, Stella Stellina resta uno dei momenti più intensi di questa edizione. La scelta di usare la forma di una ninna nanna per raccontare la guerra crea un contrasto potente: mentre la melodia culla, il testo scuote. E ricorda che dietro i numeri delle cronache ci sono volti, nomi, infanzie spezzate. E che, almeno per tre minuti, quel palco può diventare qualcosa di più di uno spettacolo.
