Sal Da Vinci è il protagonista della nuova puntata di Stories, il ciclo di interviste di Sky TG24, in onda lunedì 20 aprile alle 21.00. In un racconto intenso e personale, il vincitore di Sanremo 2026 ripercorre i momenti più difficili della sua vita, dalla malattia del figlio Francesco alle difficoltà economiche che hanno segnato gli anni prima del successo, fino alla carriera che oggi lo porta a rappresentare l’Italia all’Eurovision.
Tra i ricordi più dolorosi emerge quello legato alla meningite che colpì suo figlio Francesco quando aveva solo un anno e mezzo. “Non si trovava una via d’uscita, ero disperato”, racconta l’artista campano con la voce ancora carica di emozione. In quel momento di sconforto totale, Sal Da Vinci si rivolse alla fede per cercare una speranza.
“Avevo chiesto una grazia alla Madonna: se si fosse salvato non avrei più cantato. Stavo per fare questo giuramento, ma fui interrotto da una dottoressa che mi chiamò per firmare un esame. Non ho più fatto quel giuramento e oggi ringrazio per quel miracolo: Francesco sta bene“, rivela il cantante. Un momento che avrebbe potuto cambiare per sempre il corso della sua carriera artistica, interrotto da un’interruzione provvidenziale che gli ha permesso di continuare a dedicarsi alla musica senza il peso di una promessa impossibile.
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Francesco stesso, intervistato dopo la vittoria del padre al Festival di Sanremo, ha confermato di non avere memoria diretta di quel periodo così difficile, essendo troppo piccolo all’epoca. Ma per Sal Da Vinci e sua moglie Paola, quei giorni rappresentano una cicatrice indelebile, un ricordo di fragilità che ha reso ancora più preziosi i successi arrivati negli anni successivi.
La malattia del figlio non è stato l’unico ostacolo che la famiglia Da Vinci ha dovuto affrontare. All’epoca il successo musicale era ancora lontano e le difficoltà economiche erano concrete e quotidiane. “Ci sono stati momenti in cui facevamo fatica ad arrivare a fine mese“, ammette senza reticenze il cantante. “Io e mia moglie compravamo e rivendevamo collanine per racimolare qualcosa, per non dipendere dalla famiglia. Era dura, ma era una scelta, e le scelte vanno portate fino in fondo“.
Il dettaglio delle collanine vendute per sbarcare il lunario rivela un lato inedito dell’artista, lontano dall’immagine del successo che oggi lo accompagna. Una gavetta fatta di sacrifici concreti, di orgoglio e determinazione, vissuta insieme alla moglie che lo ha sempre sostenuto. Proprio a Paola, Sal Da Vinci dedica parole piene di gratitudine e affetto.
Il loro primo incontro è un racconto degno di una canzone romantica. “La vedevo ogni tanto ma non avevo il coraggio di avvicinarmi. Grazie a mio migliore amico, che era suo cugino, riuscii a farmi invitare alla sua festa di sedici anni. Anche se ero già conosciuto, lei non ha preso Sal Da Vinci: ha conosciuto Salvatore“, ricorda sorridendo. All’inizio la conquista non fu semplice: “Non era convinta. Allora ho conquistato prima i suoi genitori“, confessa con ironia.
Il primo bacio rimane impresso nella memoria con una precisione cinematografica. “Era il 4 luglio 1984. Dal porticciolo di Mergellina ho noleggiato una barca a remi e siamo arrivati fino a Posillipo. Arrivai con il fiatone, ma ne valse la pena: mi sono avvinghiato e l’ho baciata”, racconta con tenerezza. Un amore che ha resistito a tutte le difficoltà e che oggi si è arricchito anche del ruolo di nonno, vissuto con intensità: “Quando non vedo i miei nipoti anche solo per due giorni, mi manca qualcosa. È un sentimento enorme, diverso da tutto il resto. Da genitore devi educare, da nonno puoi solo amare”.
Tra gli aneddoti più curiosi emerge anche una rivelazione domestica inaspettata: “So stirare meglio di mia moglie, lo dice anche lei“. Un’abilità acquisita da ragazzo per necessità: “Quando ero adolescente, essendo il quarto di sei figli, non c’era spazio nell’armadio e i vestiti si stropicciavano. Mia mamma non aveva tempo e mi ha insegnato a stirare. Da allora non ho mai smesso“.
La musica è sempre stata una costante nella vita di Sal Da Vinci, eredità di un padre che gli ha trasmesso non solo l’arte ma anche valori profondi.
Sono cresciuto in una casa dove si respirava musica. Mio padre ha lasciato un’eredità importante, non solo artistica ma umana: un’unione familiare fortissima. Non ho mai avuto grandi scontri con i miei fratelli, perché c’era un amore che ci teneva uniti.
L’ingresso nel mondo dello spettacolo è avvenuto prestissimo, a soli sette anni. “Non ho vissuto l’infanzia come gli altri bambini. Ho iniziato a lavorare facendo anche tre spettacoli al giorno. Quella è stata la mia scuola”, racconta. Il rapporto con il palco è stato immediato: “Ho provato subito una familiarità incredibile. Per me il teatro era casa, volevo salire sul palco a tutti i costi e rifare quello che faceva mio padre“.
Anche la scuola si intrecciava con il lavoro artistico. “Non ero uno studente da grandi voti, ma ero molto furbo. Ascoltavo, memorizzavo, ripetevo. Era la scuola del teatro. E poi mi portavo sempre dietro la chitarra, così conquistavo anche i professori“, ammette con sincerità.
Non sono mancati i momenti di crisi e i dubbi sulla strada intrapresa. “Ci sono stati periodi in cui ho pensato di mollare tutto. Quando un sogno non si realizza, ti chiedi se è la strada giusta. Ma il fallimento è una prova: non bisogna fermarsi, bisogna andare oltre”, riflette Da Vinci, offrendo una lezione di resilienza che va oltre la musica.
Tra gli incontri decisivi della sua carriera c’è quello con Lucio Dalla, ricordato con grande emozione.
Mi chiamò nel buio di un retroscena e mi disse di raggiungerlo a Capri per un concerto per gli ormeggiatori. Finimmo a registrare insieme su una barca un omaggio a Renato Carosone, Canzoncella doce doce. Solo un pianoforte, nessuno studio, le voci cullate dal mare. È stato un momento unico, un punto di riferimento enorme per me.
Oggi Sal Da Vinci presenta il suo nuovo progetto discografico Il palco della vita, che definisce un viaggio nei sentimenti in cui racconta storie che appartengono a tutti, come le canzoni che restano nel tempo. Un album nato senza certezze ma affidato alla forza della musica.
Le canzoni fanno dei giri immensi e poi ritornano, arrivano nel cuore delle persone inaspettatamente. È qualcosa di magico, qualcosa che nessuno riesce a spiegarsi davvero.
Il brano Per sempre sì, vincitore di Sanremo 2026, ha superato ogni aspettativa. “Non puoi immaginare una cosa così grande. Questa canzone è arrivata ovunque, è stata cantata dai bambini, negli stadi, in contesti completamente diversi. Ognuno se la prende e la vive a modo suo“, racconta con stupore ancora vivo. “Ci sono canzoni che fanno più del dovuto, che durano più dei ricordi. Quando succede, capisci che è qualcosa che va oltre te stesso. La canzone è arrivata ovunque, è stata tradotta anche in giapponese“.
Dopo il trionfo sanremese, Sal Da Vinci si prepara a rappresentare l’Italia all’Eurovision, un’avventura che affronta con entusiasmo e curiosità.
È un circo di emozioni che mi vedrà protagonista insieme ad altri cantanti. È un mondo fascinoso, nuovo, non voglio che mi raccontino niente. Io amo le sorprese. Sarà un onore rappresentare l’Italia.
Il calendario, poi, prevede un tour oltreoceano che toccherà Stati Uniti e Canada. “Dovrò preparare 3 o 4 show diversi tra loro, quello americano, quello estivo e quello teatrale“, anticipa il cantante. Il culmine dei festeggiamenti sarà il 25 e 26 luglio all’Arena Flegrea di Napoli, per celebrare il suo cinquantesimo anniversario di carriera. “Sarà una festa”, promette Da Vinci, pronto a condividere con il suo pubblico mezzo secolo di musica, emozioni e una vita vissuta sempre tra il palco e la famiglia, senza mai dimenticare da dove è partito.
