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Home » Spettacolo » Il dolore che trasformò Shakespeare: di cosa parla Hamnet, il film che si prepara a sbaragliare gli Oscar

Il dolore che trasformò Shakespeare: di cosa parla Hamnet, il film che si prepara a sbaragliare gli Oscar

Il film Hamnet di Chloé Zhao racconta come la morte del figlio di Shakespeare nel 1596 ispirò Amleto. Con Paul Mescal e Jessie Buckley, nelle sale dal 5 febbraio.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene12 Gennaio 2026Aggiornato:12 Gennaio 2026
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Jessie Buckley e Paul Mescal in una scena di Hamnet
Jessie Buckley e Paul Mescal in una scena di Hamnet (fonte: Universal Pictures)

Per secoli William Shakespeare è stato venerato come un monumento letterario intoccabile, ma cosa sappiamo davvero dell’uomo dietro le sue opere immortali? Il nuovo film Hamnet, diretto dalla regista premio Oscar Chloé Zhao e in uscita in Italia il 5 febbraio distribuito da Universal Pictures, racconta una storia di lutto profondo che avrebbe ispirato uno dei capolavori più celebri della letteratura mondiale.

Il film, basato sull’acclamato romanzo del 2020 di Maggie O’Farrell e vincitore ieri sera del Golden Globe per il Miglior Film Drammatico, esplora un momento devastante nella vita del Bardo: la morte del figlio undicenne Hamnet nel 1596. Circa quattro anni dopo questa tragedia, Shakespeare avrebbe scritto Amleto, una delle opere più intense e introspettive del teatro occidentale. Il legame tra il nome del figlio perduto e quello del principe tormentato non è casuale: all’epoca i nomi Hamnet e Hamlet erano intercambiabili.

I documenti storici confermano che nel 1582 William Shakespeare, appena diciottenne, sposò Anne Hathaway, di 26 anni, già incinta della loro prima figlia Susanna. Tre anni dopo nacquero i gemelli Judith e Hamnet. Il bambino fu sepolto l’11 agosto 1596 e con ogni probabilità Shakespeare, in viaggio con la sua compagnia teatrale, non riuscì a tornare a Stratford in tempo per il funerale del figlio.

Ma oltre a questi scarni dettagli anagrafici, la storia personale di Shakespeare rimane avvolta nel mistero. Nessuno sa con certezza come morì Hamnet, anche se la peste era allora dilagante e rappresenta la causa più probabile. Nessuno conosce la natura del matrimonio tra William e Anne, se fu un’unione forzata dalla gravidanza o un amore autentico.

Ed è proprio in questa zona d’ombra che Hamnet costruisce la sua narrazione. Il film non si limita a raccontare Shakespeare come genio artistico, ma lo restituisce nella sua dimensione di uomo, marito e padre straziato dalla perdita. Zhao affronta il dolore come strumento di elaborazione creativa, mostrando come l’arte possa nascere dalla sofferenza più intima.

A interpretare la coppia Shakespeare ci sono Jessie Buckley e Paul Mescal. Buckley, appena premiata con un Golden Globe e un Critics’ Choice Award per questa performance, interpreta Agnes, il nome che il film sceglie per la moglie del drammaturgo. Una scelta non casuale: il padre di Anne Hathaway la chiamò Agnes nel suo testamento, e come sottolinea O’Farrell, se qualcuno conosceva il vero nome di una donna era certamente suo padre.

Jessie Buckley nei panni di Agnes in Hamnet
Jessie Buckley nei panni di Agnes in Hamnet (fonte: Universal Pictures)

La questione del nome riflette quanto poco sappiamo realmente di questa donna: per secoli è stata dipinta sia come una contadina analfabeta che intrappolò Shakespeare in un matrimonio infelice, sia come una santa paziente che custodiva la casa a Stratford mentre il marito cercava la gloria a Londra. La studiosa Jo Eldridge Carney, professoressa di letteratura inglese al College of New Jersey, definisce il ritratto di O’Farrell “una deliberata confutazione di secoli di supposizioni mal informate su Anne”.

Nel film e nel romanzo, Agnes emerge come una figura straordinaria: un’erborista con profonde conoscenze di pozioni medicinali e un’intuizione quasi soprannaturale. Una donna talmente insolita da essere considerata, come avverte la madre di Shakespeare nel film, figlia di una strega della foresta. È intelligente, tenace e abbastanza comprensiva da accettare che il marito debba inseguire la sua vocazione artistica a Londra.

Questa caratterizzazione non è pura fantasia. O’Farrell ha costruito il personaggio attraverso una rilettura attenta delle opere shakespeariane. Come ha spiegato la scrittrice, ogni famiglia dell’epoca possedeva un giardino medicinale e la responsabilità di conoscere erbe e rimedi spettava alla donna di casa. Le allusioni botaniche nelle opere di Shakespeare, come il celebre monologo di Ofelia in Amleto quando distribuisce fiori e piante ricordando che il rosmarino è per la memoria, potrebbero riflettere le conoscenze della moglie.

Anche il dono di preveggenza attribuito ad Agnes trova eco nei testi shakespeariani, dalle profezie in Giulio Cesare alle visioni che attraversano molte delle sue tragedie. O’Farrell ha letteralmente cercato di trovare Agnes nelle pagine scritte dal marito, convinta che se Hamnet è visibile in Amleto, anche la madre doveva esserci.

La regista Chloé Zhao ha descritto il processo creativo del film come un’esperienza di abbandono del controllo totale. Dopo i suoi primi quattro film, ha dichiarato di aver capito l’importanza di costruire una comunità creativa fin dall’inizio, lasciando che le emozioni e i vissuti personali di ognuno sul set confluissero organicamente nell’opera.

La scelta di Mescal per interpretare Shakespeare è stata immediata: la regista lo ha visto capace di rendere il Bardo reale, disarmando ogni preconcetto. Per Agnes ha pensato subito a Buckley, convinta che con lei il dolore, l’amore e la forza del personaggio esistessero prima ancora delle parole.

Anche la ricostruzione del Globe Theatre ha seguito questa filosofia organica. Durante un sopralluogo al Globe reale di Londra, Zhao ha avuto un crollo emotivo di fronte alla potenza dello spazio, ma lo ha trovato troppo nuovo, troppo grande per l’intimità richiesta dal film. Quando la scenografa le chiese che sensazione avrebbe dovuto provare Agnes entrando in quel luogo, la regista rispose che doveva sembrare l’interno di un albero che la abbraccia. La risposta fu semplicemente: si può fare.

Hamnet rappresenta quindi un approccio nuovo alla figura shakespeariana, che passa attraverso gli affetti familiari piuttosto che attraverso il mito letterario. Non è un film su come Shakespeare divenne grande, ma su come la grandezza possa nascere dal dolore più straziante che un genitore possa affrontare: la morte di un figlio.

Il professor David Scott Kastan, illustre studioso shakespeariano e professore emerito di letteratura inglese a Yale, apprezza il modo in cui il romanzo usa la possibilità di dare ad Agnes una propria identità, separata dal matrimonio di cui sappiamo troppo poco e che guardiamo sempre attraverso la lente di Shakespeare. Anche se le connessioni tra eventi vissuti e arte shakespeariana restano speculazioni, per quanto intriganti.

Ciò che rende Hamnet potente è proprio questa scelta di riempire i vuoti della storia con un’immaginazione ispirata, radicata nella ricerca storica del tardo Cinquecento ma libera di esplorare le dimensioni emotive universali del lutto, dell’amore e della creazione artistica come forma di sopravvivenza al dolore.

Il risultato è un’opera che non distorce la storia reale semplicemente perché non esiste una storia reale conosciuta, nonostante secoli di storici abbiano scavato nel passato di Shakespeare. La scarsità di informazioni sulla sua famiglia è di gran lunga superata dalle domande che solleva, e Hamnet sceglie di rispondere a quelle domande non con la pretesa della verità storica, ma con la verità emotiva dell’esperienza umana universale.

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