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Home » Spettacolo » Il pugno diventa danza: la scelta precisa dietro la scena più sconvolgente di C’è ancora domani

Il pugno diventa danza: la scelta precisa dietro la scena più sconvolgente di C’è ancora domani

In C'è ancora domani le scene di violenza diventano balletto: la scelta registica di Paola Cortellesi ha più di un significato.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino25 Novembre 2025
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Una scena di c'è ancora domani
Una scena di c'è ancora domani (fonte: Vision Distribution)

Questa sera, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, Rai 1 trasmetterà in prima serata e in prima televisiva in chiaro C’è ancora domani, il film d’esordio di Paola Cortellesi che ha conquistato il pubblico italiano e internazionale. La storia è quella di Delia, una donna romana che negli anni del Secondo Dopoguerra prova a sopravvivere in un mondo fortemente patriarcale, dove la violenza è all’ordine del giorno, e lo fa con un atto radicale e rivoluzionario: andare a votare. Una scelta che libererà la figlia e tutte quelle donne che, finalmente, avrebbero avuto una voce. Una delle scelte più intelligenti e originali operate da Cortellesi riguarda la rappresentazione della violenza domestica come fosse un musical.  In una delle sequenze più intense, quando il personaggio di Ivano interpretato da Valerio Mastandrea picchia la moglie Delia, la sequenza si trasforma in una coreografia surreale, accompagnata da movimenti che ricordano un balletto sulle note di Nessuno.

Proprio il protagonista, Valerio Mastandrea, ha spiegato il significato di questa decisione in un’intervista a Repubblica:

“Quello che ti permette di fare il cinema è sicuramente meno forte della realtà, che è sempre più forte di un film. Ma ti racconta la realtà in una maniera poetica e devastante nella sua poesia, penso alle scene di violenza accompagnate da quelle coreografie. È una cosa unica. Ti dice che in quella famiglia quella routine delle botte era come mettere su un disco. Ci sono tante letture“.

Routine, dunque. Ma c’è un fattore che potrebbe essere stato ugualmente decisivo: spesso e volentieri le donne vittime di violenza raccontano di una dissociazione nel momento in cui vengono abusate. Si tratta di un naturale meccanismo psicologico di difesa che porta la persona a staccarsi dal suo corpo per accettare l’inaccettabile e aspettare che passi in fretta.

Nella straziante Me and a gun, Tori Amos racconta lo stupro subito dicendo di aver pensato alle Barbados in quel momento. In C’è ancora domani Delia, forse, immagina di essere in uno di quei film con Ginger Rogers e Fred Astaire che tanto la facevano sognare.

Secondo altri critici, poi, la scelta di Paola Cortellesi si inserisce in una riflessione più ampia sulla rappresentazione della violenza nel cinema contemporaneo, distanziandosi dalla sua spettacolarizzazione. Quale che sia la verità, di certo ha resto C’è ancora domani un’opera potente.

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