Da oggi è su Sky e NOW “Gomorra – Le Origini”, il prequel che racconta come è nato il potere criminale raccontato nella serie principale. La serie è uno spaccato della Napoli degli anni ’70 e ’80, quando la camorra napoletana stava attraversando una trasformazione radicale.
Al centro della narrazione c’è don Pietro Savastano, il boss che nella serie originale ha dominato le prime stagioni. Qui viene interpretato da Luca Lubrano (Fortunato Cerlino lo aveva interpretato da adulto) e vedremo la nascita del suo clan. Accanto a lui c’è Imma Savastano, sua moglie destinata a diventare una figura chiave, interpretata da Tullia Venezia. La storia si svilupperà fino ai primi anni Duemila, quando si collegherà alla serie principale che inizia con la guerra di Scampia.
Marco D’Amore, che ha interpretato Ciro Di Marzio, dirigerà i primi quattro episodi del prequel. Come nella serie originale, i personaggi sono ispirati a figure reali ma rielaborati creativamente. Il personaggio più discusso è ‘o Paisano (Flavio Furno), detenuto che dal carcere costruisce un progetto ambizioso: creare una “camorra nuova, senza schiavi e senza capi”. Suona familiare? È proprio quello che fece Raffaele Cutolo con la Nuova Camorra Organizzata, morto in prigione nel 2021.
I paralleli non finiscono qui. ‘O Paisano ha una sorella, Anna (Veronica d’Elia), che potrebbe richiamare Rosetta Cutolo, scomparsa nel 2023, considerata dagli investigatori una vera e propria leader del clan insieme al fratello.
Questo periodo storico vede infatti lo scontro tra la Nuova Camorra Organizzata di Cutolo e la Nuova Famiglia, un’alleanza di clan nata proprio per contrastarlo. Ne facevano parte i Giuliano, i Vollaro, i Mallardo e i Licciardi, tutti nomi che hanno segnato la storia criminale di Napoli.
La serie racconterà un momento cruciale: l’arrivo dell’eroina a Napoli. Questa droga ha rivoluzionato gli equilibri di potere, arricchendo chi ha saputo cogliere l’opportunità e spazzando via chi non si è adattato.
A Secondigliano comandava Aniello La Monica, soprannominato “Anielluccio ‘o pazzo”, alleato del potente Michele Zaza, il “re del contrabbando”. Tra i suoi uomini c’era un giovane macellaio spietato: Paolo Di Lauro.
Nel maggio 1982, La Monica venne ucciso a 35 anni, investito e poi finito con un colpo di pistola. Non fu opera di Cutolo, ma di un gruppo di suoi stessi collaboratori che aveva capito il potenziale dell’eroina. Tra loro c’era Di Lauro, che da quel momento avrebbe costruito un impero criminale destinato a durare vent’anni.
Nella serie c’è anche Angelo ‘a Sirena (interpretato da Francesco Pellegrino), descritto come gestore di una bisca e reggente di Secondigliano, forse ispirato proprio a figure di quel periodo di transizione.
Altro protagonista dell’epoca è Ciruzzo il Milionario, il cui clan ha dominato per vent’anni. La serie ne racconterà la nascita e l’ascesa, completando il quadro di una Napoli criminale in cui violenza e affari si intrecciavano continuamente.
Tra i personaggi c’è Michele Villa, detto ‘o Santo (Renato Russo), figlio di don Antonio Villa, boss di Forcella. Potrebbe essere ispirato a Guglielmo Giuliano, collaboratore di giustizia che ha rivelato molti dettagli su quell’epoca. “Gomorra – Le Origini”, insomma, mantiene l’approccio della serie madre: niente documentario fedele alla realtà, ma personaggi complessi costruiti mescolando elementi di diverse storie vere. Come Ciro Di Marzio, che probabilmente richiamava il boss Gennaro Marino ma con una storia completamente diversa.



