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Home » Spettacolo » L’addio all’opera di Luciano Pavarotti fu da brividi

L’addio all’opera di Luciano Pavarotti fu da brividi

21 anni fa l'addio alle scene dell'indimenticabile Luciano Pavarotti, che salutò il suo pubblico per l'ultima volta al MET di New York.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene13 Marzo 2025
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Luciano Pavarotti nel 1987
Luciano Pavarotti nel 1987 (fonte: Primo Gnani)

Ricorre oggi il 21esimo anniversario dell’addio all’opera di Luciano Pavarotti, considerato tuttora non solo uno dei più grandi artisti del nostro tempo ma anche il più importante tenore al mondo. Costretto a dire addio alla sua più grande passione per motivi di salute, il 13 marzo 2004 il Maestro ha ammaliato i 4.000 spettatori del suo amato Metropolitan Opera House di New York con la sua voce limpida e melodiosa, in una serata che molti non hanno esitato a definire magica.

All’inizio del nuovo millennio, Pavarotti non è in gran forma: le sue esibizioni si diradano (solo 4 a Londra nel 2002 e una a Berlino nel 2003) e corre voce che abbia intenzione di ritirarsi dalle scene. In effetti il suo progetto è quello di dire addio alla lirica in occasione del suo 70esimo compleanno, il 12 ottobre 2005; ma le sue condizioni di salute, tra il mal di schiena e il peso eccessivo, gli impediscono di camminare e stare in piedi per un periodo prolungato di tempo, costringendolo ad anticipare questa data.

Per il suo addio ufficiale il Maestro sceglie il Metropolitan Opera House di New York, in cui si è esibito un totale di 379 volte in 36 anni; e sceglie la sua amata Tosca, uno dei suoi cavalli di battaglia, in cui interpreta in modo magistrale il ruolo di Mario Cavaradossi; a dividere il palco con lui ci sono Carol Vaness nei panni della protagonista e il basso James Morris in quelli del barone Vitellio Scarpia.

Un commosso Pavarotti saluta il pubblico alla fine del suo ultimo spettacolo, il 13 marzo 2004
Un commosso Pavarotti saluta il pubblico alla fine del suo ultimo spettacolo, il 13 marzo 2004 (fonte: AP)

L’atmosfera è effervescente sin da subito, con il pubblico del MET che all’inizio del primo atto accoglie il tenore con una standing ovation di 35 secondi al suo primo ingresso sul palco, e continua ad acclamarlo e fotografarlo a ogni apparizione. Se è vero che il Maestro non è più in grado di muoversi sulle scene con la scioltezza di un tempo, la sua voce e la sua espressività sono ancora di una bellezza impareggiabile. Al termine dello spettacolo gli applausi sono tutti per lui: l’ovazione prosegue ininterrotta per 11 minuti, e durante uno dei suoi tanti rientri sul palco viene mostrato anche uno striscione con su scritto “We love you, Luciano” proprio da parte degli addetti ai lavori del teatro.

Nonostante il momento difficile, Pavarotti è ottimista sul futuro, assicurando la stampa e i fan di non aver detto addio alla musica o al canto ma solo all’opera, e di non escludere di poter tornare in teatro entro un anno se la sua salute migliora miracolosamente. In realtà il miracolo non accade: a Pavarotti viene diagnosticato un tumore al pancreas, e la sua ultima esibizione (in playback, per via delle temperature rigide) è nel 2006 a Torino, in occasione delle XX Olimpiadi Invernali; l’anno successivo egli si ritira nella sua villa di Modena, dove si spegne il 6 settembre.

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