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Home » Spettacolo » “Lei è la mia musa”: l’incredibile omaggio di Morrissey che commuove Rita Pavone

“Lei è la mia musa”: l’incredibile omaggio di Morrissey che commuove Rita Pavone

Al Fabrique di Milano Morrissey ha incontrato la sua musa Rita Pavone: lei in platea, lui sul palco, e un'autobiografia con una dedica speciale.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino10 Marzo 2026
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Morrissey e Rita Pavone
Morrissey e Rita Pavone

Dopo dodici anni di assenza, il cantante britannico è tornato sul palco del Fabrique di Milano. Prima del concerto, l’incontro nel backstage con la cantante italiana che ammira da quando aveva sei anni. Lei ha ricevuto una dedica che difficilmente dimenticherà: “mia musa”.

C’era lei, in carne e ossa, sulla balconata del Fabrique. Rita Pavone, icona della musica italiana degli anni Sessanta, ottant’anni portati con la stessa energia delle origini, ha assistito al concerto di Morrissey del 9 marzo 2026 dopo averlo finalmente incontrato nel backstage, prima che lui salisse sul palco. Un incontro atteso da decenni: solo qualche mese fa, in un’intervista, la Pavone aveva confessato di non essere mai riuscita a incontrarlo di persona, pur sapendo dell’ammirazione che Morrissey nutriva nei suoi confronti.

Quella stima, dal canto suo, Morrissey non ha mai fatto nulla per nasconderla. L’ex frontman degli Smiths si è accaparrato il singolo “Heart (I Hear You Beating)” — “Cuore” nella versione italiana — da bambino, a soli sei anni. Un disco che è rimasto con lui per tutta la vita: già nel 1987, ospite al Sanremo Rock insieme agli Smiths, lo aveva citato pubblicamente come uno dei suoi 45 giri preferiti in assoluto.

 

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L’incontro milanese ha trasformato quell’ammirazione a distanza in qualcosa di concreto. Morrissey ha consegnato a Rita Pavone una copia della propria autobiografia con una dedica scritta a mano: “mia musa”. Due parole in italiano che valgono più di qualsiasi dichiarazione pubblica. La Pavone, a fine serata, mostrava ancora il libro con la soddisfazione di chi ha finalmente messo un punto fermo su una storia rimasta incompiuta troppo a lungo.

Non è un caso che il nome della Pavone compaia regolarmente nel “pantheon” visivo che Morrissey proietta prima dei concerti: un montaggio di quaranta minuti di immagini e spezzoni video che racconta chi è, cosa ama, cosa lo ha fatto diventare quello che è. Accanto ai Ramones, a Brigitte Bardot, a Bruce Lee, a Pier Paolo Pasolini, c’è anche lei , insieme a Little Tony. Un posto riservato a pochissimi eletti.

Durante lo show, l’omaggio è diventato ancora più esplicito. Con un mazzo di fiori infilato nei pantaloni e un paio di maracas in mano, Morrissey ha intonato sul palco la versione inglese di “Viva la pappa col pomodoro”, la celebre sigla televisiva cantata dalla Pavone nel 1964 per la serie “Il giornalino di Gian Burrasca”. Dalla balconata, lei seguiva ogni canzone tenendo il tempo, cantando sottovoce, fotografata ogni tanto da qualche spettatore che l’aveva riconosciuta.

 

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