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Home » Spettacolo » L’Oscar, Napoli e ora La grazia: chi è Paolo Sorrentino, il regista italiano più premiato degli ultimi anni

L’Oscar, Napoli e ora La grazia: chi è Paolo Sorrentino, il regista italiano più premiato degli ultimi anni

Dal racconto intimo della perdita fino ai grandi affreschi sul potere e sulla decadenza, il cinema di Sorrentino ha saputo parlare al pubblico internazionale.
Martina SulasDi Martina Sulas14 Gennaio 2026
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Paolo Sorrentino sul set di La Grazia con Toni Servillo foto di Andrea Pirrello
Paolo Sorrentino sul set di La Grazia con Toni Servillo foto di Andrea Pirrello (fonte: Fremantle)

Paolo Sorrentino è uno dei registi italiani più riconoscibili e premiati degli ultimi decenni. Nato a Napoli il 31 maggio 1970, ha costruito un cinema profondamente personale, capace di unire ambizione estetica, riflessione esistenziale e uno sguardo ironico e malinconico sull’uomo contemporaneo. La sua formazione artistica è segnata da un evento tragico – la perdita dei genitori in giovane età – che diventa una ferita fondativa e una costante sotterranea della sua poetica.

Dopo gli esordi come sceneggiatore, Sorrentino passa alla regia all’inizio degli anni Duemila, imponendosi subito come una voce fuori dal coro nel panorama cinematografico italiano, allora in cerca di nuovi autori capaci di dialogare con il pubblico internazionale.

Il debutto alla regia arriva nel 2001 con L’uomo in più, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia. Il film rivela già alcuni tratti distintivi del suo cinema: personaggi solitari, un’attenzione quasi ossessiva al tempo che passa e una regia elegante, fatta di movimenti lenti e composizioni studiate. Ma è con Le conseguenze dell’amore (2004) che Sorrentino conquista definitivamente critica e pubblico, raccontando con precisione chirurgica l’alienazione e il silenzio di un uomo in fuga da se stesso.

Il salto di scala avviene nel 2008 con Il divo, ritratto visionario e controverso di Giulio Andreotti. Il film, premiato a Cannes, segna una svolta: Sorrentino dimostra di saper affrontare la storia e il potere politico senza rinunciare a un linguaggio fortemente autoriale, trasformando la cronaca in tragedia moderna. Da quel momento il suo cinema si muove sempre più tra il privato e il pubblico, tra l’introspezione e il racconto del potere.

Il consacramento internazionale arriva con La grande bellezza (2013), vincitore dell’Oscar come miglior film straniero. Il ritratto di una Roma decadente e ipnotica, osservata attraverso lo sguardo disincantato di Jep Gambardella, diventa un simbolo del cinema italiano contemporaneo. Il film divide, affascina, fa discutere, ma soprattutto impone Sorrentino come autore globale.

Negli anni successivi il regista consolida la propria statura con Youth – La giovinezza, girato in inglese con un cast internazionale, e con Loro, affresco sul berlusconismo che conferma il suo interesse per le figure del potere e della solitudine che lo accompagna. Parallelamente, Sorrentino conquista anche la serialità televisiva con The Young Pope e The New Pope, dimostrando che il suo stile – barocco, musicale, iconico – può funzionare anche oltre il cinema tradizionale.

Con È stata la mano di Dio (2021) torna a Napoli e al racconto autobiografico, firmando uno dei suoi film più intimi e personali, in cui memoria, dolore e amore per il cinema si fondono in un racconto di formazione malinconico e luminoso.

Dopo Parthenope, Sorrentino è pronto a tornare con La Grazia, nuovo film che segna ancora una volta il suo dialogo con il potere e l’interiorità. L’opera sarà presentata in anteprima alla Mostra del Cinema di Venezia e arriverà successivamente nelle sale, il 15 gennaio 2026, confermando l’abitudine del regista a collocare i suoi lavori all’interno dei grandi appuntamenti cinematografici internazionali.

Più che una semplice uscita, La Grazia si inserisce nel percorso coerente di un autore che, film dopo film, continua a interrogare il presente attraverso immagini potenti e personaggi sospesi tra grandezza e fragilità. Paolo Sorrentino resta così una delle firme più riconoscibili del cinema europeo, capace di trasformare l’eccesso in stile e la malinconia in visione.

 

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