Trentacinque anni fa, un episodio a Telemike sconvolse la televisione italiana e segnò profondamente la vita di Maura Livoli. Il 3 maggio 1990, durante la registrazione del quiz condotto da Mike Bongiorno, la giovane concorrente romana fu sorpresa con un bigliettino nascosto nel reggiseno, venendo squalificata e pubblicamente rimproverata. Oggi, Maura Livoli ha 67 anni ed è una stimata psicologa e psicoterapeuta a Roma. In un’intervista al Corriere della Sera, rompe il silenzio su quell’evento doloroso, rivelando dettagli inediti e il suo percorso di elaborazione del trauma.
“Non ero lucida“, afferma Livoli, spiegando di essere stata colpita da una colica renale durante la registrazione. La sua richiesta di interrompere fu interpretata come un attacco d’ansia, le furono somministrate delle gocce e fu costretta a proseguire, in stato confusionale. I bigliettini, secondo la sua versione, non contenevano le risposte, ma erano appunti per ripassare.
L’umiliazione subita in diretta, con l’accusa di truffa di fronte a milioni di telespettatori, fu devastante. Seguì una gogna mediatica, con telefonate anonime e commenti crudeli che la perseguitarono per anni. “Persino quando trafugarono la salma di Bongiorno, qualcuno disse: “Sarà stata la signorina Livoli“, ricorda con amarezza.
Anche la sua famiglia, in particolare il padre vedovo, soffrì profondamente per l’accaduto. Il tentativo di ottenere giustizia e un risarcimento si concluse con un nulla di fatto dopo dieci anni.
Non tutti sanno, poi, che la Livoli aveva inizialmente fatto domanda per La Ruota della Fortuna. Furono Bongiorno e Illy Reale, colpiti dalla sua preparazione, a invitarla a partecipare a Telemike, chiedendole di studiare la figura di Guglielmo Marconi. Dopo l’episodio, la donna ha scelto di concentrarsi sulla sua carriera, rifiutando ogni invito televisivo. “Non ho più rivisto la puntata. Nemmeno la cassetta ho conservato. Ma non ho bisogno di tornare in tv. Ce l’ho fatta lo stesso“, dichiara.
Oggi, guarda ancora i quiz e, con un tocco di ironia, afferma di saper rispondere a tutte le domande. Ha rivisto Bongiorno una sola volta, in tribunale. “L’ho perdonato: lui era solo il conduttore di una trasmissione ben più grande, la sua responsabilità fu l’aver usato quei modi. Il castello su quella vicenda lo costruirono altri. Ripeto: a fronte di un mio errore“.



