Mauro Coruzzi, noto al grande pubblico come Platinette, si prepara a festeggiare 70 anni con la stessa ironia pungente che lo ha sempre contraddistinto, nonostante le difficoltà di salute che hanno segnato gli ultimi anni della sua vita. In un’intervista al Corriere della Sera, il celebre personaggio televisivo ha parlato apertamente delle conseguenze dei due ictus che ha subito, uno ischemico e uno emorragico, e di come questi eventi abbiano radicalmente trasformato la sua esistenza quotidiana. Il neurologo che lo segue gli ha spiegato che il suo cervello è come un emmental, una metafora che descrive efficacemente le lesioni subite:
È a buchi e se anche sono scomparse molte zone attive con i rispettivi neuroni, i reduci, poveretti, si sono caricati tutto il lavoro.
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Le aree compromesse riguardano funzioni fondamentali come la parola, l’udito e l’equilibrio, in proporzioni variabili. La perdita di equilibrio, però, rappresenta attualmente la sfida più impegnativa per Platinette. Non si tratta tanto di sentirsi menomato, quanto di vivere con una paura costante legata alla difficoltà nel recuperare questa funzione essenziale, che procede molto lentamente. Nonostante tutto, mantiene un approccio equilibrato verso il traguardo dei 70 anni:
Non mi abbatto come se fossi sull’orlo di una crisi di nervi, né gioisco come una teenager che con la maggiore età può finalmente iscriversi all’autoscuola.
Dal punto di vista economico, Coruzzi ha raggiunto la pensione dopo 50 anni di contributi ininterrotti, ma non senza aver lasciato andare il patrimonio accumulato. Con autoironia, cita la celebre battuta di Patty Pravo: “Ho guadagnato 11 miliardi ma ne ho spesi 13”. Quando gli viene chiesto come abbia speso i suoi soldi, la risposta è disarmante nella sua semplicità:
In qualunque cosa. Ho comprato anche dei vinili di Mina in giapponese.
In questi anni il rapporto di Platinette con la televisione è cambiato profondamente. Non sogna di tornare sul piccolo schermo perché ritiene che attualmente ci sia poco o niente per cui valga la pena. Secondo la sua visione, gli opinionisti sono diventati un residuato bellico, relegati a fare da contorno all’ego smisurato dei conduttori.
Noi vecchia guardia, come me, come Vittorio Sgarbi, come Raffaello Tonon, o siamo depressi o fuori gioco, a causa del politically correct che impera in questo Medioevo da intelligenza artificiale.
Tra i colleghi che ricorda con affetto, Platinette cita Marco Liorni, definendolo uno che non si è spaventato nel farmi lavorare anche se parlavo come una cocorita ferita, riferendosi alle difficoltà di linguaggio post-ictus. Anche Guillermo Mariotto viene menzionato come un alter ego, qualcuno che si è interessato privatamente al suo stato di salute e che, come lui, si sente fuori linea rispetto alla televisione attuale. E su Barbara D’Urso, Platinette spende parole di stima incondizionata:
È l’ultima vera Diva della tv: è come Gloria Swanson in Viale del tramonto: ha conosciuto il fasto della gran popolarità e poi lo stato di appestata, di reietta. Ce la farà, ancora una volta: ha la resistenza dell’acciaio.
Sulle questioni LGBTQ+, Platinette mantiene posizioni che non sono cambiate nel tempo e che hanno spesso suscitato dibattito. Riguardo al matrimonio tra persone dello stesso sesso, continua a dichiararsi contrario:
Trovo il matrimonio tra uomini una parodia a somiglianza di quello tra etero. Io poi non mi sono mai sentito monogamo e la fedeltà è una virtù del legame matrimoniale.
Rivendica però con orgoglio il suo ruolo nella società e nella cultura italiana. Quando in passato si era definita un fenomeno da baraccone”, lo aveva fatto con consapevolezza:
Lo ribadisco e ne vado fiera. Intanto i fenomeni lasciano una traccia con il loro apparire e con orgoglio ho portato a considerare quelli come me come parte integrante del sociale, una leva per sbadilare quintali di pregiudizi.
A settant’anni, Mauro Coruzzi continua a essere Platinette: irriverente, sincero fino alla brutalità, capace di affrontare con ironia anche le difficoltà più serie. Un personaggio che ha attraversato decenni di televisione italiana lasciando un segno indelebile, e che ora affronta la fragilità fisica con la stessa forza caratteriale che lo ha sempre contraddistinto.



