Chi è cresciuto negli anni Novanta non può aver dimenticato la scossa di energia dei Pitura Freska, la band che sdoganò il reggae in dialetto veneziano portandolo fino al Festival di Sanremo. Oggi, a distanza di decenni dai dischi d’oro e dai successi radiofonici come “Papa Nero”, il leader del gruppo, Oliviero Scardicchio (in arte Sir Oliver Skardy), si muove in un contesto decisamente diverso: i corridoi del liceo artistico Guggenheim di Venezia, dove lavora come collaboratore scolastico.
Dietro il sorriso sotto il cappello rasta si nasconde un periodo estremamente buio. Skardy ha confessato apertamente in un’intervista al Corriere della Sera di aver attraversato una crisi profonda segnata dall’abuso di alcol e dalla depressione. Un mix esplosivo alimentato da delusioni sentimentali e da una carriera musicale che non riusciva più a decollare. La svolta è arrivata grazie a un ultimatum medico: smettere con i vizi per salvare il cuore. Oggi, lontano dagli eccessi, il musicista ha ritrovato un equilibrio, lasciandosi alle spalle i pensieri più oscuri che lo avevano tormentato durante gli anni della “caduta”.
“Ho smesso con gli alcolici, sono debole di cuore. Ero alcolizzato e vizioso e me la sono vista brutta anche perché mi aveva preso la depressione, fra morose che mi lasciavano e musica che non andava. Facevo certi pensieri, poi sai basta un bicchiere in più e ci metti niente a buttarti giù. El dotor me ga dito “Scardy basta che sennò ti sciopi”. Chiuso il sipario“.
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Nonostante il milione di dischi venduti con i Pitura Freska, i guadagni non sono stati tali da permettergli una vita di rendita. Skardy non ha mai smesso di lavorare come bidello, nemmeno durante gli anni d’oro, consapevole delle origini proletarie della sua famiglia e della precarietà del mondo dello spettacolo. Con i risparmi della musica è riuscito a comprare solo un piccolo appartamento a Marghera, dove vive con la moglie brasiliana. La scelta del lavoro a scuola è stata dettata dal possesso del solo diploma artistico, ma l’impegno tra i banchi è diventato un porto sicuro che gli ha garantito uno stipendio, per quanto modesto.
“Non avevo alternative e devo anche dire che il lavoro mi ha tolto molto tempo alla musica. Ma chi arriva da una famiglia proletaria come la mia deve pensare prima al pane. Mi rifarò da pensionato“.
Il momento più iconico resta il Sanremo del 1997. Nonostante il brano “Papa Nero” fosse un inno all’antirazzismo, all’epoca venne frainteso da alcuni critici. Skardy ricorda quell’esperienza con ironia, sottolineando come la band fosse stata “profetica” rispetto ai cambiamenti della Chiesa. Lo scioglimento dei Pitura Freska, avvenuto nel 2002 per divergenze creative tra i membri, ha chiuso un’epoca, ma non la voglia di Oliver di esprimersi.
A giugno 2026, dopo quarant’anni di onorato servizio nelle scuole, Skardy andrà finalmente in pensione. Non sarà però un ritiro a vita privata: il suo obiettivo è tornare a suonare nelle piazze, lontano dai meccanismi dell’industria discografica moderna che critica aspramente. Il suo ultimo singolo, “Feragni”, è un attacco frontale al sistema delle apparenze e dei social network, a conferma che il “Grande Bidello” della musica italiana non ha ancora intenzione di smettere di dire la sua.



