Un episodio che ha dell’incredibile ha segnato la penultima tappa di Coppa del Mondo di ski cross a Gällivare, in Svezia. Simone Deromedis, campione olimpico nella staffetta conquistata a Milano Cortina 2026, è stato vittima di un gesto antisportivo che ha compromesso la sua gara e sollevato interrogativi sulla giustizia sportiva.
Durante i quarti di finale della prima gara, l’atleta italiano si è trovato in un testa a testa con il rivale francese Youri Duplessis-Kergomard. In un momento cruciale della competizione, il francese ha sferrato un colpo chiaramente volontario che ha colpito Deromedis in faccia, provocandone la caduta immediata. L’azione, visibile e inequivocabile, ha determinato l’eliminazione dell’italiano, che è stato classificato con un dnf, ovvero prova non terminata, senza possibilità di ripescaggio per la semifinale.
Il gesto di Duplessis-Kergomard non è passato inosservato agli occhi della giuria. La direzione gara ha ammonito il francese con un cartellino giallo, una sanzione che comporta la retrocessione in classifica ma non la squalifica dalla competizione. Nonostante avesse tagliato il traguardo al primo posto, l’atleta transalpino è stato retrocesso dal primo al quarto posto nella classifica finale di quella manche.
La decisione arbitrale ha generato reazioni contrastanti. Lo stesso Duplessis-Kergomard ha protestato con la direzione gara dopo aver appreso della retrocessione, evidentemente ritenendo eccessiva la sanzione per il proprio comportamento. Il fatto che il francese possa continuare a gareggiare nelle tappe successive, nonostante il gesto volontario che ha eliminato un avversario, ha sollevato perplessità nell’ambiente dello ski cross.
Per Simone Deromedis si tratta di una beffa particolarmente amara. Il campione olimpico, reduce dal successo nella staffetta mista ai Giochi di Milano Cortina, aveva tutte le carte in regola per ambire a un risultato importante in questa tappa di Coppa del Mondo. L’eliminazione nei quarti di finale per un’azione non di gara ma di violenza fisica rappresenta un epilogo frustrante per una competizione che richiedeva ben altre dinamiche sportive.



