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Home » Sport » Lou Gehrig: l’uomo che fece piangere lo stadio e battezzò una malattia col suo nome

Lou Gehrig: l’uomo che fece piangere lo stadio e battezzò una malattia col suo nome

Nel luglio di 86 anni fa la leggenda del baseball Lou Gehrig chiuse la sua carriera, afflitto da una malattia che avrebbe preso il suo nome.
Gabriella DabbeneDi Gabriella Dabbene19 Luglio 2025
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Lou Gehrig allo Yankee Stadium nel 1939
Lou Gehrig allo Yankee Stadium nel 1939 (fonte: Reuters)

Il 4 luglio del 1939 è una data indimenticabile per molti appassionati di sport e in particolare di baseball: proprio in quel giorno di 86 anni fa Lou Gehrig, una vera e propria leggenda di questa disciplina, fece la sua ultima apparizione in pubblico ritirandosi ufficialmente dai New York Yankees con un discorso commovente. Soprannominato Iron Horse per la sua straordinaria resistenza, oltre ad essere un campione Gehrig fu suo malgrado anche il volto della sclerosi laterale amiotrofica (SLA), che negli Stati Uniti è nota proprio come “malattia di Lou Gehrig”. Raccontiamo qui la sua storia.

Nato il 19 giugno 1903 a New York da una famiglia di immigrati tedeschi, Heinrich Ludwig “Lou” Gehrig mostrò fin da giovane un talento straordinario per il baseball, giocando come prima base e battitore mancino; dopo aver attirato l’attenzione alla Columbia University, nel 1923 firmò con i New York Yankees, la squadra che avrebbe definito la sua carriera. Gehrig debuttò nella Major League Baseball (MLB) il 15 giugno 1923 e 2 anni dopo si impose come titolare, dando il via a una striscia record di 2.130 partite consecutive che resistette per oltre mezzo secolo.

La sua forza al piatto, unita a una costanza disumana, gli valse il soprannome di “Iron Horse“. Al fianco del compagno di squadra Babe Ruth formò una delle coppie più letali della storia dello sport, contribuendo a vincere 6 World Series (1927, 1928, 1932, 1936, 1937, 1938) e 3 titoli di MVP della American League (1927, 1931, 1936). Le sue statistiche – una media battuta di .340, 493 home run e 1.995 punti battuti a casa – parlano di un atleta che dominava il gioco con grazia e potenza.

Nel 1938, all’apice della carriera, Gehrig iniziò a mostrare degli insoliti segni di stanchezza. La sua forza leggendaria sembrava svanire: inciampava, perdeva l’equilibrio, e le sue mani, un tempo capaci di lanciare la palla a distanze prodigiose, tremavano. Dopo un inizio di stagione deludente, l’anno seguente si sottopose a esami medici presso la Mayo Clinic. La diagnosi fu devastante: sclerosi laterale amiotrofica, una malattia neurodegenerativa incurabile che attacca i motoneuroni, portando a una progressiva perdita di controllo muscolare. All’epoca la SLA era poco conosciuta, e a Gehrig fu detto che gli restavano pochi anni di vita.

Il 2 maggio 1939 Gehrig si autoescluse dalla rosa dei titolari, interrompendo “per il bene della squadra” la sua striscia record di partite consecutive: un gesto che sconvolse il mondo del baseball. Il 4 luglio dello stesso anno, davanti ai 61.000 spettatori dello Yankee Stadium, tenne il suo celebre discorso di addio: “Oggi mi considero l’uomo più fortunato sulla faccia della terra”, disse ringraziando i fan, i compagni e la famiglia nonostante la malattia.

Gehrig si ritirò così dal baseball, dedicando i suoi ultimi mesi a sensibilizzare la popolazione sulla SLA. Morì il 2 giugno 1941 a soli 37 anni; da allora la sua malattia porta il suo nome negli Stati Uniti, dove la SLA è conosciuta come “Lou Gehrig’s disease”. La sua storia ha dato visibilità a una patologia fino ad allora oscura, spingendo allo sviluppo di nuovi trattamenti medici e ispirando iniziative come il Lou Gehrig Day, istituito dalla MLB per raccogliere fondi e consapevolezza e celebrato il 2 giugno di ogni anno.

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