Close Menu
  • Ambiente
    • Animali
  • Attualità
  • Cultura
    • Misteri
    • Storia
  • Lifestyle
    • Bellezza
    • Cibo
    • Moda
    • Sesso
    • Viaggi
  • Salute
    • Scienza
  • Spettacolo
  • Sport
  • Web
CultWeb.it
  • Ambiente
    • Animali
  • Attualità
  • Cultura
    • Misteri
    • Storia
  • Lifestyle
    • Bellezza
    • Cibo
    • Moda
    • Sesso
    • Viaggi
  • Salute
    • Scienza
  • Spettacolo
  • Sport
  • Web
CultWeb.it
Home » Sport » Come quattro giamaicani convinsero il mondo che il bob non era solo per chi vede la neve

Come quattro giamaicani convinsero il mondo che il bob non era solo per chi vede la neve

La straordinaria storia della Giamaica alle Olimpiadi invernali: da Calgary 1988 a oggi, come quattro atleti hanno superato ogni barriera.
Tiziana MorgantiDi Tiziana Morganti6 Febbraio 2026
Facebook WhatsApp Twitter Telegram
due atleti giamaicani alle olimpiadi di Sochi nel 2014
due atleti giamaicani alle olimpiadi di Sochi nel 2014 (foto di M. Smelter - Own work, CC BY-SA 3.0/Wikimedia Commons)

Sono passati trentotto anni dall’esordio della Giamaica alle Olimpiadi invernali. Da allora, l’isola caraibica è diventata il paese tropicale con la presenza più significativa ai Giochi invernali, una realtà che nessuno avrebbe immaginato possibile prima del 1988. Tutto iniziò con un esperimento audace nel bob maschile, trasformatosi negli anni in un movimento capace di ispirare tentativi simili in altre discipline invernali.

Da Calgary a oggi, la Giamaica si è presentata a tutte le edizioni dei Giochi tranne una, quella di Torino nel 2006. La storia prosegue a Pechino 2022, dove il paese si presenta con la sua delegazione più completa di sempre. Per la prima volta, infatti, è rappresentata nello sci alpino, e partecipa a tre diverse categorie del bob: singolo femminile, coppia e quattro maschile. Quest’ultima categoria mancava da 24 anni ed è quella che a Calgary convinse la Walt Disney a realizzare un film di discreto successo, Cool Runnings, uscito nel 1993.

Nonostante il film venga inevitabilmente citato quando si parla dell’improbabile presenza della Giamaica negli sport invernali, il racconto è romanzato e non così fedele al vero percorso che ha portato il paese caraibico a riscrivere la storia degli sport olimpici, superando barriere culturali e climatiche che si credevano consolidate.

Fu George Fitch, negli anni Ottanta addetto commerciale dell’ambasciata americana di Kingston, ad avere l’idea dalla quale iniziò tutto. Era un tipo intraprendente, appassionato di sport e incuriosito dalla tradizione sportiva giamaicana. Frequentando l’isola si convinse che gli atleti locali, se preparati, avrebbero potuto competere in qualsiasi disciplina, anche quelle apparentemente più distanti da loro.

L’idea del bob venne da una gara di carretti in strada. Fitch notò come quelle gare si dividevano grosso modo in due fasi, esattamente come il bob: la prima, in cui veniva data la fondamentale spinta di partenza, e la seconda, dove i piloti dovevano sfruttarla per completare il percorso, tracciando le traiettorie con il proprio peso. Questa osservazione apparentemente banale avrebbe cambiato la storia degli sport olimpici.

Insieme a William Maloney, un uomo d’affari che frequentava l’isola, e a Ken Barnes, ufficiale dell’esercito giamaicano e padre del calciatore del Liverpool John Barnes, Fitch iniziò a contattare i velocisti che allora si stavano allenando per le Olimpiadi estive di Seul 1988. Nessuno prestò attenzione alla proposta, per l’assurdità dell’idea e perché del bob sapevano solo che poteva essere pericoloso.

Fitch decise quindi di organizzare provini aperti a tutti, ma rivolti principalmente agli atleti dell’esercito che per un motivo o per l’altro stavano rinunciando alle loro carriere. Fra questi vennero fuori Mike White, velocista della squadra dell’esercito, Devon Harris, che correva gli 800 metri, e Dudley Stokes, pilota di elicotteri. A loro si aggiunse Sam Clayton Jr., diventato poi un famoso ingegnere acustico, morto di Covid-19 nel marzo 2021 a 58 anni.

Fitch sborsò di tasca sua circa 60mila dollari per creare la squadra di bob e darle tutto quello di cui aveva bisogno, tra cui due allenatori: l’americano Howard Siler e l’austriaco Sepp Haidacher. Insieme agli atleti studiarono a fondo la disciplina e le regole olimpiche. Si abituarono alle basse temperature, e a gareggiare in quelle condizioni inusuali. Le poche volte che andarono in pista ad allenarsi, lo fecero in Nord America.

Il resto del tempo lo passarono a prepararsi sfruttando il clima della Giamaica, considerato uno dei fattori alla base dei grandi risultati che il paese ottiene nell’atletica leggera, in quanto favorevole agli allenamenti atletici. Ci fu poi il viaggio in Austria per partecipare a una tappa di Coppa del Mondo, uno dei requisiti necessari per ottenere la qualificazione ai Giochi.

Quando la partecipazione sembrava ormai acquisita, però, il Comitato olimpico internazionale si oppose per timore di delegittimare il percorso di qualificazione. Ci furono discussioni e in molti presero le difese dei giamaicani, tra cui il principe Alberto II di Monaco, che all’epoca gareggiava proprio nel bob per la squadra del Principato. Il CIO venne convinto della serietà del progetto giamaicano.

Così a Calgary, il 23 febbraio 1988, Mike White e Dudley Stokes diventarono i primi due giamaicani a partecipare alle Olimpiadi invernali. Dopo quattro prove si classificarono al trentesimo posto nel bob a due. L’entusiasmo per il risultato convinse la squadra a partecipare anche al bob a quattro, ma non erano rimasti abbastanza fondi.

Fitch raccolse quello che riuscì, anche con la vendita di magliette disegnate da sua moglie, che a Calgary andarono a ruba. Per completare il quartetto, Stokes chiamò suo fratello Christian, un altro velocista che in quel periodo si stava allenando all’Università dell’Idaho.

La gara del bob a quattro andò male, in pista. Nella terza delle quattro prove previste partirono troppo veloci, si cappottarono a metà pista e non riuscirono a classificarsi. Fitch, che stava guardando la gara, pensò: “Li ho ammazzati tutti”. Dopo l’incidente, però, i giamaicani uscirono dal bob illesi e passarono il traguardo a piedi tra l’incitamento del pubblico.

L’ammirazione suscitata in quel momento per averci comunque provato è considerata ancora oggi dal CIO come uno dei momenti più emblematici dello spirito olimpico. Quel cappottamento, paradossalmente, trasformò una sconfitta sportiva in una vittoria morale che avrebbe cambiato per sempre la percezione degli sport invernali.

Da Calgary la squadra giamaicana è diventata un fenomeno nel suo genere ed ha ottenuto risultati sempre migliori. Nel 1994 è riuscita ad arrivare quattordicesima alle Olimpiodi Lillehammer. Da lì il movimento ha iniziato a strutturarsi in una vera federazione, diventa protagonista di spot commerciali, anche in Italia, e partecipa a quattro edizioni consecutive dei Giochi, spesso servendosi di raccolte fondi aiutate dalla popolarità del movimento.

Dopo la mancata qualificazione del 2006, la Giamaica si ripresenta nel 2010 a Vancouver, ma nello ski cross con Errol Kerr, sciatore nato a New York da padre giamaicano. Da quel momento, la presenza della Giamaica ai Giochi invernali è diventata una costante, ampliandosi progressivamente a nuove discipline e dimostrando che le barriere climatiche e culturali, quando affrontate con determinazione e spirito olimpico, possono essere superate.

Condividi. Facebook WhatsApp Twitter Telegram Email

Potrebbero interessarti anche

Noa Land

Noa Lang, infortunio horror ad Anfield: amputazione del pollice scongiurata, ma è giallo sui cartelloni

19 Marzo 2026
giocatori del Senegal a terra

Follia in Coppa d’Africa 2026: il Senegal vince sul campo, ma il Marocco festeggia a tavolino 3 mesi dopo

18 Marzo 2026
Un momento di Italia-Venezuela

Mondiali di Baseball, il sogno azzurro si infrange: il Venezuela batte l’Italia 4-2 e vola in finale

17 Marzo 2026
Facebook X (Twitter) Instagram
  • Home
  • Chi siamo
  • Staff e redazione
  • Contatti
  • Disclaimer
  • Cookie Policy
  • Privacy Policy
© 2026 CultWeb.it proprietà di Digital Dreams s.r.l. - Partita IVA: 11885930963 - Sede legale: Via Alberico Albricci 8, 20122 Milano Italy - [email protected] | Foto Credits: DepositPhotos

Questo blog non è una testata giornalistica, in quanto viene aggiornato senza alcuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62 del 07.03.2001

Digita qui sopra e premi Enter per cercare. Premi Esc per annullare.