Lo sport italiano saluta uno dei suoi miti più luminosi: all’età di 84 anni si è spento a Roma Franco Menichelli. Conosciuto come l’”angelo azzurro”, Menichelli non è stato solo un atleta straordinario, ma un simbolo di eleganza e potenza capace di scardinare il dominio mondiale dei maestri asiatici negli anni Sessanta.
Nato nel quartiere Portuense della Capitale, Franco sembrava destinato a seguire il fratello Giampaolo nel mondo del calcio professionistico. Tuttavia, la sua vita cambiò direzione durante un’estate a Bolsena. Affascinato dagli acrobati di un circo itinerante, il piccolo Franco iniziò a imitarli di nascosto, imparando da solo i segreti del flic flac. Notato da Romeo Neri, leggenda della ginnastica italiana, venne instradato verso una disciplina che avrebbe rivoluzionato.
Il suo debutto trionfale avvenne alle Olimpiadi di Roma 1960. Tra le rovine di Caracalla, conquistò il bronzo al corpo libero e un altro bronzo storico nel concorso a squadre, trascinando l’Italia in un’impresa che resta scolpita nella memoria della ginnastica nazionale.
Il vero capolavoro di Menichelli porta la data del 1964. Le Olimpiadi si tenevano a Tokyo, nel tempio della ginnastica giapponese, dove i padroni di casa erano considerati imbattibili. Franco Menichelli compì l’incredibile: con una prestazione perfetta, strappò l’oro nel corpo libero proprio davanti ai campioni nipponici, aggiungendo al suo bottino anche un argento agli anelli e un bronzo alle parallele.
In una sola edizione dei Giochi, portò a casa tre medaglie, diventando il primo ginnasta al mondo capace di battere i giapponesi nel loro momento di massimo splendore. La sua carriera si chiuse con un totale di cinque medaglie olimpiche, un palmarès che lo pone tra i giganti assoluti dello sport tricolore.
Dopo aver appeso il body al chiodo, Menichelli non scelse la vita dei riflettori. Si dedicò per vent’anni all’insegnamento dell’educazione fisica presso l’istituto De Pinedo di Roma. Qui dimostrò che la sua determinazione non si esauriva in pedana: coinvolse genitori, colleghi e studenti per costruire, tramite autofinanziamento, un centro sportivo moderno all’interno della scuola.
Menichelli ha vissuto con un’umiltà rara, chiedendo alle istituzioni solo di “non intralciarlo” mentre creava spazi per i giovani. La sua eredità non è fatta solo di metalli preziosi, ma di una dedizione totale verso la crescita dei ragazzi e la promozione di uno sport pulito e accessibile.



