Gennaro Gattuso debutta sulla panchina della nazionale di calcio italiana che, alle 20.45, allo stadio Gewiss di Bergamo, affronta l’Estonia per le qualificazioni ai Mondiali di Messico e USA nel 2026. Per Gattuso c’è solo l’obbligo di vincere, un compito che non crediamo possa spaventarlo visto che durante la sua lunga carriera di centrocampista roccioso (passateci la definizione) ha mai avuto paura di niente e nessuno. Se non ci credete, ecco qualche frase passata alla storia. L’argomento? Le sue qualità tecniche come calciatore, come allenatore (ha guidato Milan e Napoli), la capacità di “metabolizzare” una sconfitta, varie ed eventuali.
“Metterei una firma grande come una casa pur di vedere l’Italia in finale anche senza di me. Non penserò al cartellino, se lo faccio non gioco come so. Me lo mangio il cartellino” (prima della semifinale tra Italia e Germania del 2006. L’Italia vinse i mondiali).
“Barcellona in difficoltà? Lo dico in calabrese: se il Barcellona è in difficoltà nuje simm mur e mur co ‘spital” (noi siamo muro e muro con l’ospedale, ovvero siamo vicini alla morte).
“Essere calabrese vuol dire dare sempre l’anima, sudare su ogni pallone. Guardate i calciatori calabresi che militano in serie A, sono tutti combattenti, gente che non si scorda da dove arriva, e che è orgogliosa delle proprie radici“.
“Come mando giù una sconfitta? Da solo, in cucina, mi preparo un panino e lo prendo a morsi come se fosse l’avversario che mi ha battuto. Mi pare giusto fare così. Perché devi infelicitare anche gli altri? Prima di adottare il metodo del panino-da-solo-in-cucina, ho fatto le peggiori litigate con mia moglie“.
“Quando vedo giocare Pirlo, quando lo vedo col pallone tra i piedi, mi chiedo se io posso essere considerato davvero un calciatore“.
“Se uno nasce quadrato non muore tondo” (è il titolo della sua autobiografia, ndr).
“Kakà è un fenomeno al 100%. Se quest’anno non vince il Pallone d’oro glielo vado a comprare io”
“Sono arrivato al Milan e non si vinceva niente. Venivo dall’anno ai Rangers dove, dopo 9 scudetti consecutivi, avevamo perso il decimo all’ultima giornata. Ho pensato: ‘Ecco qua, Crisantemo ha colpito ancora’“.
“Se non mi portate in Germania, faccio come Fantozzi: mi lego al pullman dell’Italia“.
“Ammazza quanto sono brutto, ho una moquette in faccia“.
“A volte vinci, a volte perdi, ma quello che scrivono i giornali sono tutte cazzate, shit, malakia (sciocchezze in greco, ndr). Io lavoro 12 ore al giorno, I want my players play with balls and heart. Non ho la laurea per fare l’insegnante ma ho il patentino di allenatore, e fino a quando ci sarò io le decisioni spettano soltanto a me” (durante la sua permanenza all’OFI Creta).
“Se mio nonno aveva tre palle, allora era un flipper“.
“You speak very bad. Non ti do la mano perché parli troppo. Sei stato un giocatore e dovresti capire certe dinamiche, ma non hai rispetto per le persone. Non hablo mas contigo. Devi avere rispetto e non parlare delle persone soltanto dallo studio. Se mi devo confrontare ancora con te è l’ultima volta che mi presento alle tv“.
“Dicono che sono terrone, è vero so’ terrone. C’ho la barba, son brutto, son nero… va bene. Non ci posso fare nulla. Son scarso? Va bene“.
“Ho fatto anche di peggio! Ho sempre creduto che per vincere da grande squadra serva un grandissimo spogliatoio. Il gruppo fa ottenere le coppe. In quel momento c’era da sdrammatizzare, era la vigilia della semifinale di Milan-Manchester United, veniva giù un’acqua pazzesca. A Milanello quando piove vengono fuori delle lumache enormi, che sembrano bisce. È nato lo sfottò sul fatto che non avessi il coraggio e a me non fa schifo nulla“. (Mangiò la lumaca, ndr).



