Due sciatrici della Corea del Sud, Han Dasom e Lee Eui-jin, hanno dovuto lasciare le Olimpiadi Invernali di Milano-Cortina 2026 prima ancora di gareggiare davvero. Il motivo? Una violazione che non ha nulla a che vedere con le sostanze dopanti tradizionali, quelle che gli atleti assumono per migliorare le proprie capacità fisiche. Qui parliamo di doping tecnologico: le due fondiste hanno utilizzato una particolare cera sugli sci, bandita dalle competizioni ufficiali perché dannosa per l’ambiente e la salute.
La sostanza incriminata si chiama cera fluorurata, conosciuta nel mondo dello sci come “fluoro”. Tecnicamente parliamo di sciolina, quel prodotto cremoso che viene spalmato sulla base degli sci per farli scorrere più velocemente sulla neve, riducendo l’attrito. Questo tipo di preparazione si usa da decenni nello sci di fondo, ma quella contenente fluoro è finita nella lista nera.

Il problema è serio: questi composti chimici appartengono alla famiglia dei PFAS (sostanze perfluoroalchiliche), tristemente famosi come “inquinanti eterni”. Una volta rilasciati nell’ambiente non si degradano naturalmente, penetrano nel terreno e contaminano le falde acquifere da cui attingiamo l’acqua. Queste sostanze resistono al grasso, all’acqua e al calore, caratteristiche che le rendono utili in alcuni processi industriali ma estremamente pericolose per gli ecosistemi e la salute umana.
La Federazione Internazionale Sci (FIS) insieme all’Unione Internazionale Biathlon ha messo al bando il fluoro già nel 2019. Dopo un periodo di adattamento per permettere alle aziende di sviluppare alternative ecologiche, dal 2023-2024 il divieto è diventato effettivo e vincolante in tutte le gare ufficiali.
Le autorità olimpiche non lasciano nulla al caso. Prima della partenza della gara sprint femminile a Lago di Tesero, gli sci delle atlete vengono sottoposti a un controllo rigoroso tramite sensori ottici ad alta tecnologia, chiamati Fluoro Tracker. Questi dispositivi analizzano la composizione chimica della soletta degli sci e individuano immediatamente la presenza di sostanze proibite.
Han Dasom e Lee Eui-jin sono state beccate proprio così, durante le verifiche precedenti alle qualificazioni. Non erano atlete di punta né candidate al podio, eppure hanno tentato di utilizzare un vantaggio illecito. Una scelta che appare ancora più incomprensibile considerando che il divieto è in vigore da oltre due anni: avrebbero dovuto saperlo.
Il team sudcoreano ha provato a difendersi parlando di una “contaminazione accidentale” degli strumenti usati per preparare gli sci. Secondo questa versione, non ci sarebbe stata alcuna intenzione di barare, solo una svista nella gestione dell’attrezzatura. Anche se fosse vero, però, la responsabilità rimane: nel mondo dello sport olimpico, l’atleta e il suo staff tecnico rispondono sempre di ciò che accade al proprio materiale.
La decisione della FIS è stata immediata e inappellabile: squalifica ed esclusione dai Giochi. Un epilogo amaro per le due fondiste, che pagano il prezzo di una violazione considerata grave non solo per l’eventuale vantaggio sportivo, ma soprattutto per le conseguenze ambientali di queste sostanze chimiche.



