Ha soltanto 21 anni, ma Ilia Malinin è già una leggenda del pattinaggio artistico. Alle Olimpiadi di Milano-Cortina 2026, il giovane pattinatore statunitense ha trascinato gli Stati Uniti all’oro nella gara a squadre con una performance che ha lasciato il pubblico della Milano Ice Skating Arena letteralmente a bocca aperta. Ma non è stato solo il risultato sportivo a fare notizia: Malinin ha riportato in competizione un elemento acrobatico vietato per quasi mezzo secolo.
Durante il programma libero decisivo del team event, Malinin ha firmato 200,03 punti, risultando determinante per la vittoria americana e per il sorpasso sul Giappone per un solo punto. La sua esibizione ha incantato il pubblico non solo per i contenuti tecnici, ma soprattutto per l’esecuzione di un backflip, un salto mortale all’indietro, che era stato bandito nel 1976; l’atleta ha eseguito alla perfezione la versione più difficile di questo salto, che prevede l’atterraggio su un solo piede.
Il salto mortale all’indietro venne eseguito per la prima volta dall’americano Terry Kubicka (che però atterrò su entrambi i piedi) nel 1976, e fu vietato poco dopo dalla federazione internazionale per motivi di sicurezza, in particolare per i rischi legati all’atterraggio sul collo, e perché considerato privo di valore tecnico nel pattinaggio di figura. L’ultima esecuzione risale al 1998 ed è stata della pattinatrice francese Surya Bonaly, che per prima la portò a compimento atterrando su un piede solo, rendendo di fatto il backflip una sua mossa distintiva; l’atleta fu però fortemente penalizzata dai giudici per quella scelta, e solo nel 2024 il salto fu riammesso nelle competizioni.
Ma il backflip non è l’unica carta vincente di Malinin. Il pattinatore è infatti l’unico atleta al mondo ad aver eseguito con successo il quadruplo Axel in una gara ufficiale, il salto più difficile nel pattinaggio artistico. Questo salto richiede quattro rotazioni e mezzo in aria, un’impresa che per decenni è stata considerata quasi irrealizzabile perché richiede un’altezza eccezionale, una velocità di rotazione estrema e un controllo millimetrico dell’atterraggio.
L’Axel parte in avanti, contrariamente agli altri salti, costringendo l’atleta a compiere una rotazione extra di mezzo giro per atterrare all’indietro. Per eseguire un gesto tecnico di questo livello è necessario saltare abbastanza in alto da garantirsi il tempo di volo sufficiente per completare le rotazioni e, contemporaneamente, generare una velocità di rotazione elevatissima.
Nato il 2 dicembre 2004 a Fairfax, in Virginia, Malinin è cresciuto letteralmente sul ghiaccio. I suoi genitori, Tatiana Malinina e Roman Skorniakov, hanno entrambi gareggiato alle Olimpiadi per l’Uzbekistan. La madre è stata campionessa dei Quattro Continenti e vincitrice della Finale del Grand Prix nel 1999. Ha iniziato a pattinare all’età di sei anni e ha vinto varie medaglie a livello nazionale e internazionale nelle categorie giovanili.
Nel 2022, a soli 17 anni, Malinin è diventato il primo pattinatore della storia a completare con successo un quadruplo Axel in competizione ufficiale, guadagnandosi il soprannome di “Quad God”, il dio del quadruplo, che ha scelto anche per i suoi account sui social. È inoltre l’unico atleta ad aver tentato sette salti quadrupli in una singola routine, una dimostrazione di forza e varietà tecnica senza precedenti.
Prima di Milano-Cortina 2026, Malinin era già due volte campione del mondo nel 2024 e 2025, più volte vincitore delle Finali del Grand Prix e campione nazionale statunitense. La sua forza è la varietà e la qualità dei quadrupli: un repertorio completo inserito in programmi costruiti per massimizzare sia punteggio che impatto visivo. I costumi utilizzati da Malinin sono di solito aderenti e privi di decorazioni eccessive, e puntano su sobrietà e funzionalità per mantenere tutta l’attenzione sulla figura atletica e sulla dinamica del movimento.
Tra gli spettatori presenti durante la giornata di pattinaggio c’erano anche Novak Djokovic, Pau Gasol e Apolo Ohno, a testimonianza dell’attenzione trasversale che il pattinaggio maschile ha saputo attirare in questa edizione dei Giochi. A Milano-Cortina 2026 Malinin non è osannato soltanto come campione olimpico di squadra, ma come simbolo di un nuovo standard tecnico ed estetico nel pattinaggio artistico, dove la fisica incontra l’arte e l’impossibile diventa realtà sul ghiaccio.



