I Giochi Olimpici di Milano-Cortina 2026 si aprono con un colpo di scena amaro. A soli quattro giorni dall’accensione del braciere, il movimento azzurro viene scosso dalla notizia della positività di Rebecca Passler. La biatleta altoatesina, cresciuta a pane e sci proprio ad Anterselva (la sede olimpica delle gare di tiro e fondo), è stata fermata da un controllo antidoping a sorpresa che ha rilevato tracce di letrozolo. La notizia ha portato all’immediata cancellazione del suo nome dalle liste ufficiali dei partecipanti, spegnendo brutalmente il suo sogno a cinque cerchi.
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Il letrozolo non è un comune stimolante, ma un potente inibitore dell’aromatasi, farmaco utilizzato in medicina per contrastare i tumori al seno ormono-dipendenti. Nello sport, rientra nella categoria dei modulatori ormonali.
Sebbene non abbia effetti miracolosi sulla forza muscolare o sulla resistenza, è vietato perché può essere usato come “agente mascherante” per mitigare gli effetti collaterali degli steroidi o per manipolare il livello di estrogeni. Tuttavia, la sua utilità nel miglioramento della performance atletica è considerata minima, motivo per cui molti casi passati sono stati attribuiti a contaminazioni alimentari o accidentali.
Il caso Passler colpisce una delle famiglie nobili del biathlon italiano. Rebecca è infatti nipote del leggendario Johann Passler, bronzo olimpico e coordinatore logistico proprio ad Anterselva. La giovane classe 2001, dopo un’ascesa fulminante nelle categorie giovanili, stava cercando la sua definitiva consacrazione tra i grandi. Trovarsi al centro di un caso doping proprio “in casa”, nel poligono dove il nonno gestisce l’organizzazione, rende la vicenda ancora più drammatica e paradossale.
Ora per l’azzurra inizia una battaglia legale contro il tempo. Rebecca dovrà dimostrare come la sostanza sia finita nel suo organismo. La giurisprudenza sportiva offre esempi contrastanti. La tennista Sara Errani ottenne una pena ridotta sostenendo che il farmaco (della madre) fosse caduto accidentalmente nel brodo.
Altri atleti, come il canottiere Mornati o il ciclocrossista belga Toon Aerts, non sono riusciti a convincere i giudici della tesi della “contaminazione da integratore”, rimediando squalifiche pesanti fino a quattro anni.
Rebecca potrebbe tentare un ricorso lampo al tribunale speciale del TAS (Tribunale Arbitrale dello Sport) istituito a Milano per i Giochi, ma le probabilità di vederla in gara sono quasi nulle.



