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Home » Attualità » Navi Pillay, la figlia dell’apartheid che oggi punta il dito contro Gaza in fiamme

Navi Pillay, la figlia dell’apartheid che oggi punta il dito contro Gaza in fiamme

Navi Pillay è la giurista che presiede la Commissione d'Inchiesta ONU sui Territori Palestinesi Occupati. Oggi ha reso noto un rapporto importante.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino16 Settembre 2025Aggiornato:17 Settembre 2025
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Navi Pillay
Navi Pillay (fonte: Wikipedia)

Navanethem “Navi” Pillay è una giurista sudafricana di origini tamil indiane. Nata a Durban nel 1941 sotto il regime dell’Apartheid, la sua vita è stata un’instancabile lotta contro l’ingiustizia e le violazioni dei diritti umani, culminata nella recente denuncia di genocidio a Gaza. Pillay, infatti, presiede una commissione ONU indipendente che proprio nelle prime ore dell’inizio delle operazioni di terra a Gaza City, da parte dell’IDF, ha detto che Israele si è mosso con “l’intento di distruggere i palestinesi”.

Cresciuta in povertà, Pillay ha superato innumerevoli ostacoli per studiare legge, diventando nel 1967 la prima donna non bianca ad aprire uno studio legale nella provincia del Natal. Difendendo attivisti anti-apartheid, tra cui Nelson Mandela, e vittime di violenza domestica, ha sfidato il sistema razzista, contribuendo a plasmare la futura Costituzione sudafricana.

La sua carriera internazionale è iniziata con la nomina a giudice dell’Alta Corte sudafricana nel 1995. Successivamente, al Tribunale Penale Internazionale per il Ruanda, ha stabilito un precedente storico, riconoscendo lo stupro come crimine di genocidio. Come giudice della Corte Penale Internazionale all’Aia, ha trattato casi di genocidio e crimini di guerra, prima di diventare Alta Commissaria delle Nazioni Unite per i Diritti Umani dal 2008 al 2014.

Pillay non ha mai esitato a denunciare le violazioni dei diritti umani in tutto il mondo, dallo Sri Lanka alla Siria, attirandosi anche critiche per la sua fermezza. Oggi, come detto, presiede la Commissione d’Inchiesta ONU sui Territori Palestinesi Occupati. Il rapporto di 72 pagine pubblicato oggi si basa su prove raccolte tra il 2023 e il 2025. E cita atti genocidari come uccisioni, danni fisici gravi e impedimento delle nascite.

 

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