Davide Mengacci è tornato oggi negli studi Rai, ospite nel salotto di Caterina Balivo a La Volta Buona: un ritorno che ha subito catturato l’attenzione del pubblico: il nome del conduttore è schizzato ai vertici delle ricerche online, a dimostrazione di quanto sia ancora nel cuore degli italiani.
Per chi non lo ricordasse o fosse troppo giovane per averlo visto nei suoi anni d’oro, Mengacci è stato per decenni una presenza costante nelle case italiane. Nato a Milano nel 1948, è cresciuto respirando l’aria del teatro: i suoi genitori lavoravano al Piccolo Teatro, lei come costumista e lui come direttore di scena. Ma il suo primo mestiere è stato completamente diverso. Dopo aver studiato in Svizzera, ha lavorato per tredici anni nell’agenzia pubblicitaria di famiglia, affiancando questa attività alla passione per la fotografia e persino alla cronaca locale.
La svolta arriva nel 1986, in un momento personalmente difficile: reduce da una separazione e con un figlio piccolo da mantenere, l’amico Beppe Macali gli propone di lavorare alle candid camera per un nuovo programma su Canale 5. Da lì inizia una carriera televisiva che durerà quarant’anni, quasi interamente trascorsa in Mediaset. Il grande successo arriva con Candid Camera Show, poi con Mike Bongiorno e infine con Scene da un matrimonio, dove Silvio Berlusconi in persona lo spinge a diventare un conduttore “nazional popolare”.
Il pubblico lo ricorda soprattutto per i programmi dedicati alla cucina e alle tradizioni popolari: La Domenica del Villaggio, Il pranzo è servito, Fornelli d’Italia e Ricette all’italiana, programmi che hanno trasformato Mengacci nell’ambasciatore di un’Italia fatta di paesi, massaie e sapori tradizionali. Un dettaglio divertente: in realtà non ha mai saputo cucinare davvero. Ha imparato improvvisando, osservando, lasciando emergere quella dote attoriale che forse non sapeva di possedere. Come ha raccontato lui stesso, durante le estenuanti registrazioni a Cinecittà, Corrado gli suggeriva delle “pillole miracolose” per resistere alla fatica: si trattava semplicemente di ibuprofene.
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Durante la puntata di oggi, Mengacci ha parlato dei suoi 40 anni di matrimonio con la regista Cini Liguori, sposata nel 1985. Il segreto del loro matrimonio longevo? Una risposta che ha spiazzato tutti i presenti in studio: “Vedersi poco“. Una battuta pronunciata con il sorriso ma che nasconde una riflessione sincera. “Io che ho fatto 40 anni di carriera televisiva, tendenzialmente in giro per l’Italia, non facevo fatica a stare lontano da casa per 4 giorni”, ha spiegato. Una distanza che, paradossalmente, ha rafforzato il legame.
Sul suo ruolo di padre, Mengacci ha usato una metafora culinaria (come ci si potrebbe aspettare da lui): “Sono un papà mozzarella, accogliente e affettuoso. Cerco di essere severo ma non ci riesco”. Oltre a Guido, avuto con Cini, Mengacci ha altri due figli nati da relazioni precedenti: Matteo e Rudy Zerbi. Quest’ultimo, oggi noto produttore discografico e professore di canto ad Amici, ha scoperto solo a 31 anni che Mengacci era suo padre biologico. La madre, molto malata e temendo di non avere altro tempo, gli rivelò la verità mostrandogli il conduttore in televisione. Un incontro che avvenne solo nel 2001, grazie a Mara Carfagna che ai tempi affiancava il conduttore in La domenica del villaggio.
Lontano dai grandi programmi che lo hanno reso famoso, Mengacci non è scomparso dalla televisione: continua a lavorare, principalmente nel settore delle televendite. Ma la sua filosofia di vita è cambiata. Alla domanda sui progetti futuri, la risposta è stata disarmante: “Il mio progetto adesso è fare niente“. Una scelta controcorrente in un’epoca dove tutti sembrano dover correre, produrre, apparire costantemente.
Dopo quarant’anni sotto i riflettori, il vero lusso per Mengacci sembra essere proprio questo: fermarsi, godersi il silenzio, guardare il mondo da dietro l’obiettivo di una macchina fotografica come faceva da giovane. Una scelta che testimonia la coerenza di un uomo che, come ha sempre ribadito, non ha mai indossato maschere: “Sono sempre stato quello che si vede in televisione”. E forse è proprio questa autenticità, unita alla capacità di rallentare quando tutti accelerano, il segreto del suo fascino che dura nel tempo.



