Ieri, pochi minuti prima del calcio d’inizio della sfida tra Italia e Inghilterra valida per la quarta giornata del Guinness Sei Nazioni e che ha visto la storica vittoria degli azzurri per 23 a 18, lo Stadio Olimpico di Roma ha vissuto un momento che ha fatto il giro dei social in poche ore. Sui maxischermi dell’impianto sono apparse due bambine con i caratteristici guanti bianchi: le loro mani, mosse con grazia e precisione, hanno tradotto gli inni nazionali dei due Paesi nella rispettiva lingua dei segni, mentre la Banda dell’Esercito eseguiva dal vivo il “God Save the King” e il “Canto degli Italiani”.
Le protagoniste dell’iniziativa sono Bianca Bifano e Chiara Vecchione Foa, alunne della scuola primaria dell’Istituto Omnicomprensivo ISISS “Magarotto” di Roma e allieve del Coro Mani Bianche dell’istituto. Per la gara tra le due nazionali, le due bambine hanno utilizzato rispettivamente la Lingua dei Segni Italiana (LIS) e la British Sign Language (BSL), rendendo ogni parola degli inni accessibile anche al pubblico non udente presente sugli spalti e a milioni di persone che nel giro di poche ore hanno condiviso il video online.
A promuovere l’iniziativa è stata la Federazione Italiana Rugby (FIR), in collaborazione con Six Nations Ltd., nell’ambito di una visione del torneo sempre più attenta all’inclusione e alla sostenibilità. Per la FIR si tratta di un passo inedito: mai prima d’ora, nell’intero cerimoniale del Sei Nazioni, gli inni erano stati tradotti nella lingua dei segni e proiettati sui maxischermi di uno stadio durante una gara ufficiale. Un primato che colloca il rugby italiano all’avanguardia nel panorama sportivo europeo sul fronte dell’accessibilità.
La tecnica utilizzata si chiama “Segni e Voci”: mentre le voci intonano il testo dell’inno, le mani dei coristi, avvolte nei caratteristici guanti bianchi, si muovono nell’aria traducendo la melodia e le parole in “note visive”. Non si tratta di una semplice traduzione letterale nella lingua dei segni, ma di una vera e propria coreografia gestuale sincronizzata con la musica, elaborata secondo criteri artistici e comunicativi precisi. Il risultato è uno spettacolo visivo capace di colpire sia chi conosce la lingua dei segni, sia chi la vede per la prima volta.
Sul web, il video della performance ha raccolto in poche ore centinaia di migliaia di visualizzazioni e condivisioni su tutte le principali piattaforme. Molti utenti hanno sottolineato come si tratti di un gesto concreto, non simbolico, di inclusione, un momento emozionante, integrato nel rituale collettivo più atteso dell’intera partita.
