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Home » Web » Due bambine “cantano” gli inni con la lingua dei segni: quello che succede dopo entra nella storia del Sei Nazioni

Due bambine “cantano” gli inni con la lingua dei segni: quello che succede dopo entra nella storia del Sei Nazioni

Il Coro delle Mani Bianche ha tradotto in lingua dei segni gli inni di Italia e Inghilterra: un gesto storico diventato virale.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino8 Marzo 2026
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Il coro delle mani bianche canta l'inno italiano
Il coro delle mani bianche canta l'inno italiano (YouTube)

Ieri, pochi minuti prima del calcio d’inizio della sfida tra Italia e Inghilterra valida per la quarta giornata del Guinness Sei Nazioni e che ha visto la storica vittoria degli azzurri per 23 a 18, lo Stadio Olimpico di Roma ha vissuto un momento che ha fatto il giro dei social in poche ore. Sui maxischermi dell’impianto sono apparse due bambine con i caratteristici guanti bianchi: le loro mani, mosse con grazia e precisione, hanno tradotto gli inni nazionali dei due Paesi nella rispettiva lingua dei segni, mentre la Banda dell’Esercito eseguiva dal vivo il “God Save the King” e il “Canto degli Italiani”.

Le protagoniste dell’iniziativa sono Bianca Bifano e Chiara Vecchione Foa, alunne della scuola primaria dell’Istituto Omnicomprensivo ISISS “Magarotto” di Roma e allieve del Coro Mani Bianche dell’istituto. Per la gara tra le due nazionali, le due bambine hanno utilizzato rispettivamente la Lingua dei Segni Italiana (LIS) e la British Sign Language (BSL), rendendo ogni parola degli inni accessibile anche al pubblico non udente presente sugli spalti e a milioni di persone che nel giro di poche ore hanno condiviso il video online.

 

A promuovere l’iniziativa è stata la Federazione Italiana Rugby (FIR), in collaborazione con Six Nations Ltd., nell’ambito di una visione del torneo sempre più attenta all’inclusione e alla sostenibilità. Per la FIR si tratta di un passo inedito: mai prima d’ora, nell’intero cerimoniale del Sei Nazioni, gli inni erano stati tradotti nella lingua dei segni e proiettati sui maxischermi di uno stadio durante una gara ufficiale. Un primato che colloca il rugby italiano all’avanguardia nel panorama sportivo europeo sul fronte dell’accessibilità.

Chi è il Coro delle Mani Bianche? Il modello nasce in Venezuela nel 1999 per iniziativa di Naibeth Garcia, nell’ambito del celebre sistema di educazione musicale fondato dal maestro José Antonio Abreu. Il progetto riunisce bambini e ragazzi sordi e udenti, che “cantano” con le mani coperte da guanti bianchi, traducendo la musica in gesti sincronizzati con la voce.
In Italia, il format è arrivato intorno al 2010 e si è diffuso in diverse regioni. Il coro legato all’ISISS Magarotto è tra le realtà più consolidate: noto come Piccolo Coro delle Mani Bianche Tommaso Silvestri-Magarotto, ha già eseguito l’Inno d’Italia e l’Inno alla Gioia al Concerto di Natale del Senato della Repubblica.  L’ISISS “Antonio Magarotto” è un istituto con radici profonde nella storia dell’istruzione per i non udenti in Italia. Fondato nel 1951 come primo istituto professionale pubblico gestito dall’Ente Nazionale Sordomuti, porta il nome di Antonio Magarotto, che ne fu il primo direttore. Oggi l’istituto comprende scuole di ogni ordine e grado, con sedi a Roma, Padova e Torino, ed è organizzato come scuola bilingue italiano-LIS, dove alunni sordi e udenti condividono le stesse aule. Il Coro delle Mani Bianche è una delle espressioni più visibili della filosofia inclusiva di questo istituto.

La tecnica utilizzata si chiama “Segni e Voci”: mentre le voci intonano il testo dell’inno, le mani dei coristi, avvolte nei caratteristici guanti bianchi, si muovono nell’aria traducendo la melodia e le parole in “note visive”. Non si tratta di una semplice traduzione letterale nella lingua dei segni, ma di una vera e propria coreografia gestuale sincronizzata con la musica, elaborata secondo criteri artistici e comunicativi precisi. Il risultato è uno spettacolo visivo capace di colpire sia chi conosce la lingua dei segni, sia chi la vede per la prima volta.

Sul web, il video della performance ha raccolto in poche ore centinaia di migliaia di visualizzazioni e condivisioni su tutte le principali piattaforme. Molti utenti hanno sottolineato come si tratti di un gesto concreto, non simbolico, di inclusione, un momento emozionante, integrato nel rituale collettivo più atteso dell’intera partita.

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