L’esibizione di Bad Bunny al Super Bowl 2026 ha generato un’onda d’urto culturale che ha travolto i social, trasformando una semplice performance musicale in un dibattito nazionale sull’identità americana. Mentre il campo di Santa Clara si animava con i ritmi della salsa e del reggaeton, milioni di utenti hanno celebrato lo show come un manifesto di orgoglio latino. Molti artisti e commentatori hanno lodato la capacità del cantante portoricano di abbattere le barriere linguistiche: anche chi non comprendeva lo spagnolo è rimasto folgorato da una produzione paragonata per qualità ai migliori spettacoli di Broadway.
Il palco, arricchito dalle apparizioni di Lady Gaga e Ricky Martin, è stato interpretato come una “festa in casa” globale, capace di unire sotto un’unica bandiera generazioni e comunità diverse. Tra i messaggi più iconici spicca quello di Elmo, il celebre pupazzo di Sesame Street amatissimo dai bambini, che con la sua consueta dolcezza ha proposto di ribattezzare l’artista “Good Bunny” (il coniglio buono), dichiarandogli tutto il suo affetto.
“Quel coniglietto è stato incredibile. Elmo pensa che dovrebbe chiamarsi Good Bunny! Elmo ti vuole bene, signor Good Bunny!“
That Bunny was AMAZING. Elmo thinks he should be called Good Bunny! Elmo loves you, Mr. Good Bunny! ❤️🎶🐰
— Elmo (@elmo) February 9, 2026
Al contempo, diverse personalità del mondo dello spettacolo hanno sottolineato come la sfilata delle nazioni ispaniche sia stata una risposta coraggiosa e frontale ai pregiudizi, un momento di pura gioia che ha ridefinito il concetto di patriottismo inclusivo.
Nonostante l’entusiasmo generale e il plauso per l’alto valore scenografico, lo show ha scavato un solco profondo con l’ala più conservatrice del Paese. Se da un lato molti hanno visto nella performance la vera promessa degli Stati Uniti, l’opposto dell’odio, dall’altro sono arrivate critiche durissime. Il presidente Donald Trump ha guidato il fronte del dissenso, definendo lo spettacolo un vero e proprio affronto alla grandezza dell’America. “Un insulto alla nostra cultura e alla nostra lingua. Questo non è il modo in cui rendiamo l’America di nuovo grande, è un affronto totale.”



