Una scena si ripete sempre più spesso nelle case italiane e non solo: una cucina illuminata dal pomeriggio, le mani che si muovono tra farina e mattarello, il tempo che corre lento e non frenetico. Nessuna notifica, nessuna urgenza. Solo il suono ritmico dell’impasto. È da questi gesti della tradizione che la Gen Z riparte per dare vita a una ribellione silenziosa e inaspettata.
L’hanno chiamata nonna maxxing, e non si tratta di un semplice trend passeggero: rappresenta un vero cambio di rotta per una generazione cresciuta sotto il segno dell’ottimizzazione dei tempi e della performance. Questa nuova ossessione ha qualcosa di sorprendentemente sovversivo: non punta a fare di più, ma a fare meno, meglio e, soprattutto, più lentamente.
Il modello di riferimento a livello globale è la nonna italiana, custode di rituali semplici e di un tempo che non si misura in notifiche. A sua insaputa, è diventata un manifesto generazionale per giovani tra i 14 e i 29 anni che cercano un’alternativa alla frenesia digitale.
Il fenomeno è esploso online quasi per caso, quando il brand skincare Tallow Twins ha pubblicato su Instagram una serie di immagini che sembravano cartoline di una vita alternativa: acqua in bottiglie di vetro, pranzi lunghi, aria fresca, niente social media. “Hai bisogno di fare nonna maxxing”, recitava il testo che le accompagnava. In una settimana, le ricerche sono esplose.
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Il vero detonatore del fenomeno non è estetico, ma emotivo. Dietro questa nostalgia c’è una stanchezza molto contemporanea: stress cronico, burnout, saturazione digitale. Una larga parte della Gen Z si sente sopraffatta e fatica a staccarsi dagli schermi. La risposta non è l’ennesima app o un’altra routine perfetta da seguire, è il contrario: togliere, semplificare, rallentare.
Il nonna maxxing si basa su pratiche concrete che caratterizzano lo stile di vita delle nonne italiane: camminare ovunque, cucinare per gli altri, passare tempo con la famiglia e rimanere coinvolte nella vita della comunità. Tutte attività che promuovono la longevità, come dimostrano gli studi sulle Blue Zone, quelle aree del pianeta dove le persone vivono significativamente più a lungo del resto della popolazione.
L’Italia, e in particolare la Sardegna, è considerata una Blue Zone. Per tradizione, le nonne italiane vivono uno stile di vita esemplare: restano attive, seguono una dieta mediterranea fatta in casa, mantengono forti legami familiari e rimangono coinvolte nelle loro comunità. Tutti elementi che la scienza ha dimostrato favorire la longevità, con molte persone che superano i 100 anni.
In sostanza, il concetto di less is more, reso celebre dall’architetto Ludwig Mies van der Rohe, privilegia la semplicità rispetto alla complessità, invitando a eliminare il superfluo per ridurre l’ansia e migliorare la qualità della vita. Il nonna maxxing applica questo principio alla quotidianità contemporanea.
Come spiegano i terapeuti, impastare, cucinare, cucire e camminare sono attività che obbligano a essere presenti, a usare le mani, a sentire il tempo. Queste pratiche aiutano a passare da uno stato di urgenza costante, tipico della vita digitale, a una sensazione di calma e stabilità interiore. Non si tratta di fuggire dalla realtà, ma di renderla abitabile.
Al centro del nonna maxxing c’è anche il concetto italiano di dolce far niente, un’espressione che si traduce approssimativamente come la dolcezza del non fare nulla. È un atteggiamento verso la vita che valorizza i momenti di ozio contemplativo. Per la Gen Z, in pratica, significa semplicemente: smetti di guardare il telefono.
Nutrire gli altri, condividere pasti e sorridere agli sconosciuti sono piccoli gesti che, messi insieme, costruiscono un senso di comunità che il digitale non riesce a replicare. In un mondo iperconnesso ma spesso solitario, la convivialità diventa un atto quasi radicale.
Certo, il nuovo trend parte da un immaginario filtrato e idealizzato, dove la nonna italiana evocata online vive in una Toscana eterna, tra casali assolati e tovaglie di lino, lontana da bollette e precarietà. Una situazione molto distante dalla quotidianità reale. È una fantasia più che una fotografia, ma forse è proprio questo il punto: offrire una via di fuga simbolica, un modello alternativo a cui aspirare.
L’ironia sottile e impossibile da ignorare è che sono stati proprio i social media a rendere virale il nonna maxxing, lo stesso fenomeno che invita a metterli in stand-by per dedicarsi ad attività fisiche e non virtuali. I post che invitano a disconnettersi hanno raccolto migliaia di like. Una sorta di contraddizione che rappresenta una generazione incapace di uscire davvero dal sistema iperconnesso, ma che allo stesso tempo prova ad arginarlo, creando micro-spazi di lentezza dentro una vita veloce.
Sui social, i giovani scambiano ricette aspirazionali di sughi fatti in casa e link a vestiti di cotone a fiori, replicando digitalmente uno stile di vita che dovrebbe essere analogico. Non è esattamente come le vere nonne praticano il loro stile di vita, ma rappresenta comunque un tentativo di recuperare gesti, tempi e valori che sembravano perduti. Come a dire: esiste qualcosa oltre il display dello smartphone, i reel e le stories. Basta solo immergersi nella vita reale e fare, come facevano le nonne.
