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Home » Cultura » Il discorso sulla felicità di Pepe Mujica è la cosa più bella che leggerete oggi

Il discorso sulla felicità di Pepe Mujica è la cosa più bella che leggerete oggi

José Mujica ha un tumore all'esofago, ma non perde la sua capacità di ispirare. Come fece nel 2012 con il discorso sulla felicità. Eccolo.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino30 Aprile 2024
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José Pepe Mujica
José Pepe Mujica sorridente (fonte: La Repubblica)

Che Pepe Mujica, ex presidente dell’Uruguay, sia uno dei politici più amati è cosa risaputa. Anzi, sostituiamo la parola “essere umano” a “politico”. Perché questo dolcissimo uomo, orgogliosamente di sinistra, ha sempre ispirato tutte e tutti con i suoi discorsi pieni di passione e genuino interesse per le persone. E oggi che Mujica sta affrontando una grave malattia, un tumore all’esofago già esteso ad altri organi, vogliamo ricordare il bellissimo discorso sulla felicità che tenne all’ONU, nel giugno del 2012, in occasione di una conferenza a Rio de Janeiro sullo sviluppo sostenibile.

Autorità presenti, di tutte le latitudini e organismi, grazie mille. Grazie mille al popolo del Brasile e alla sua Signora Presidente. E grazie mille alla buona fede che, sicuramente, hanno manifestato tutti gli oratori che mi hanno preceduto. Esprimiamo la intima volontà come governanti di sostenere tutti gli accordi che questa nostra povera umanità possa sottoscrivere. Permetteteci però di fare alcune domande a voce alta. Tutto il pomeriggio si é parlato dello sviluppo sostenibile. Di tirare fuori le immense masse dalla povertà. Ma che cosa svolazza nella nostra testa? Il modello di sviluppo e di consumo, che é l’attuale delle società ricche? Mi faccio questa domanda: che cosa succederebbe a questo pianeta se gli Indú avessero la stessa quantità di auto per famiglia che hanno i tedeschi?

Quanto ossigeno resterebbe per poter respirare? Più chiaramente: oggi il Mondo possiede gli elementi materiali per rendere possibile che 7 mila, 8 mila milioni di persone possano sostenere lo stesso grado di consumo e sperpero che hanno le più opulente società occidentali? Sarà possibile? O dovremmo sostenere un altro tipo di discussione? Perché abbiamo creato una civilizzazione, questa nella quale viviamo, che è figlia del mercato e della competizione, che ha portato un progresso materiale portentoso ed esplosivo. Però l’economia di mercato ha creato una società di mercato e ha prodotto questa globalizzazione, che significa guardare a tutto il pianeta.

Stiamo governando la globalizzazione o è la globalizzazione che ci governa? È possibile parlare di solidarietà e di stare tutti insieme in un’economia basata sulla competizione spietata? Fin dove arriva la nostra fraternità? Non dico queste cose per negare l’importanza di questo evento. No, è per il contrario! La sfida che abbiamo davanti è di una magnitudine di carattere colossale e la grande crisi non è economica o ecologica, è politica! E l’uomo non governa oggi le forze che ha sprigionato, ma queste forze governano l’uomo e la vita. Perché non veniamo sul pianeta per svilupparci in termini generali. Veniamo alla vita tentando di essere felici. Perché la vita è corta e se ne va. E nessun bene vale come la vita, e questo è elementare.

La vita mi scappa via, lavorando e lavorando per consumare di più e la società di consumo è il motore, perché, in definitiva, se si paralizza il consumo si ferma l’economia e se si ferma l’economia appare il fantasma del ristagno per tutti noi. Questo iper-consumo è ciò che sta aggredendo il pianeta e deve generare cose che durano poco, perché si deve vendere tanto. E una lampadina elettrica non può durare più di 1.000 ore accesa. Però esistono lampadine che possono durare 100mila, 200mila ore accese! Ma queste non si possono fare perché il problema è il mercato, perché dobbiamo lavorare e dobbiamo sostenere una civilizzazione di uso e consumo, e così siamo in un circolo vizioso.

Questi sono problemi di carattere politico e ci stanno indicando la necessità di iniziare a lottare per un’altra cultura. Non si tratta di regredire all’uomo della caverna, né di innalzare un monumento all’arretratezza. É che non possiamo continuare ad essere indefinitamente governati dal mercato, ma dobbiamo governare il mercato. Per questo dico che il problema è di carattere politico, nella mia umile maniera di pensare.

I vecchi pensatori – Epicuro, Seneca, gli indios Aymaras – dicevano: ‘Povero non è colui che possiede poco, bensì colui che necessita infinitamente tanto e desidera e desidera e desidera sempre di più. Questa è una chiave di carattere culturale. Quindi, saluterò volentieri lo sforzo e gli accordi che si fanno. E li sosterrò, come governante. So che alcune cose che sto dicendo stridono. Ma dobbiamo renderci conto che la crisi dell’acqua, che le crisi dell’’aggressione all’ambiente, non sono una causa. La causa è il modello di civilizzazione che abbiamo montato. E quello che dobbiamo rivedere è la nostra forma di vivere! Appartengo a un piccolo Paese, molto ben dotato di risorse naturali. Ci sono poco più di 3 milioni di abitanti ma ci sono anche 13 milioni di vacche, delle migliori al mondo.

E circa 8 o 10 milioni di pecore stupende. Il mio Paese è esportatore di cibo, latticini, carne. È una pianura e quasi il 90% del suo territorio è sfruttabile. I miei compagni lavoratori lottarono molto per le 8 ore di lavoro. E ora stanno ottenendo 6 ore. Però chi lavora 6 ore, poi si cerca due lavori; pertanto, lavora più di prima. E perché? Perché deve pagare una quantità di rate: il motorino che ha comprato, l’auto che ha comprato, e paga una rata e pagane un’altra… e quando finisce di pagare è un vecchio reumatico come me, e la vita gli è andata via!

E uno si fa questa domanda: è questo il destino della vita umana? Queste sono cose molto elementari: lo sviluppo non può essere contro la felicità. Deve essere a favore della felicità umana, dell’amore per la Terra, delle relazioni umane, di prendersi cura dei figli, di avere amici, di avere ciò è che necessariamente fondamentale. Perché la vita è il tesoro più importante che si ha. Quando lottiamo per l’ambiente, il primo elemento dell’ambiente si chiama felicità umana! Grazie.

José Pepe Mujica con il cappello
José Pepe Mujica (fonte: Globalist)

Pepe Mujica, rivelando di essere ammalato, ha rivolto un pensiero in particolare alle giovani generazioni. “Voglio dire alle ragazze e ai ragazzi che la vita è bella, anche se passa e se ne va. Il nocciolo della questione è ricominciare da capo ogni volta che si cade, e se c’è rabbia trasformatela in speranza e lottate con amore, non lasciatevi ingannare dall’odio. Nessuno si salva da solo“.

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