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Home » Cultura » Perché la Via Appia, ora patrimonio dell’UNESCO è la “Regina Viarum”?

Perché la Via Appia, ora patrimonio dell’UNESCO è la “Regina Viarum”?

La Via Appia entra nel Patrimonio mondiale dell'UNESCO. Dove inizia e dove finisce, chi l'ha fatta, perché è la Regina Viarum?
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino28 Luglio 2024
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via appia
Via Appia antica a Roma (fonte: Pixabay)

Regina delle strade. Questo l’appellativo con cui nell’antica Roma si definiva la Via Appia, un’arteria lunga 650 km che univa l’Urbe a Capua. E che poi fu prolungata fino a Brindisi, centro nevralgico degli scambi commerciali con Grecia e Oriente. La Via Appia era la Regina Viaurum perché rappresentava la via più importante dell’Impero. Percorribile in entrambi i sensi di marcia e con marciapiedi per i pedoni e pietre miliari.

Costruita tra la fine del IV secolo a.C. e il III sec. a.C., è, rapportandoci alle conoscenze dell’epoca, un capolavoro di ingegneria civile. Essa, all’inizio, si caratterizzava dalla presenza di una pavimentazione in pietrisco che rendeva agevole il passaggio in qualsiasi condizione meteorologica. Poi arrivarono le grandi pietre vulcaniche levigate, i cosiddetti basoli, posate a mo’ di mosaico. E stese su un terreno multi stratificato, realizzato per avere un perfetto drenaggio della pioggia.

le pietre di via appia
Il basolato di via Appia (fonte: Unsplash)

La via Appia ebbe un impatto fondamentale a livello commerciale, poiché favoriva gli scambi tra città e tra nazioni. Militare, visto che i soldati impegnati nelle guerre e nella difesa del territorio la attraversavano in lungo e largo. E, non meno essenziale, culturale, visto che favoriva l’incontro tra popolazioni diverse.

Nel 312 a.C. , la posa della prima pietra di via Appia, per volere di Appio Claudio Cieco, che fece ristrutturare una via che collegava Roma ai Colli Albani (poco oltre a dove si trova oggi la Basilica di San Giovanni).

La via Appia nacque principalmente per scopi bellici, affinché le truppe potessero muoversi con facilità. Nel tempo però assunse un ruolo strategico a livello economico. E, come detto, anche culturale, visto che si accorciavano le distanze con le città della Magna Grecia fiorentissime a livello di suggestioni filosofiche, letterarie e artistiche. Via Appia subì ulteriori migliore durante il governo degli imperatori Augusto, Vespasiano, Traiano e Adriano. Cadde in rovina contestualmente alla caduta dell’Impero romano d’Occidente (476 d.C.).

Per l’eleganza e la bellezza della natura circostante la via Appia è stata scelta negli anni della Hollywood sul Tevere come buen retiro per tante stelle del cinema. Oggi la via Appia è parte integrante di un parco regionale, nato nel 1988, per preservare la zona dalle speculazioni edilizie. Il parco, un sito archeologico di valore inestimabile, si estende da Porta San Sebastiano alle falde dei Colli Albani per un totale di 4580 hm². Ed è visitabile senza problemi a piedi e in bicicletta.

Riconosciuta patrimonio mondiale dell’umanità dall’UNESCO, è il sessantesimo sito italiano riconosciuto dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Educazione, la Scienza e la Cultura.

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