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Home » Cultura » Storia » Chi è Egea Haffner la bambina con la valigia la cui foto è il simbolo della tragedia delle Foibe

Chi è Egea Haffner la bambina con la valigia la cui foto è il simbolo della tragedia delle Foibe

Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino10 Febbraio 2025
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Egea Haffner e Gigliola Alvisi
Egea Haffner sulla destra e Gigliola Alvisi (fonte: AGI)

Egea Haffner è diventata il volto simbolo dell’esodo giuliano-dalmata, una delle pagine più dolorose della storia italiana del Novecento. La sua immagine, una bambina con lo sguardo smarrito e una valigia in mano, ha immortalato il dramma di migliaia di italiani della Venezia Giulia, dell’Istria e della Dalmazia, costretti a lasciare le proprie case in seguito all’assegnazione di quei territori alla Jugoslavia, al termine della Seconda Guerra Mondiale. La sua storia, narrata in prima persona nel libro “La bambina con la valigia”, scritto con Gigliola Alvisi per Piemme, diventa l’omonimo docufilm che questa sera sarà trasmesso in prima serata su Rai1. Tutto parte da una foto memorabile. Nel 1946, a Pola, Egea fu fotografata con una piccola valigia numerata 30.001. Quello scatto è divenuto un’icona dell’esodo giuliano-dalmata.

Egea Haffner
Egea Haffner (fonte: Rai)

 

Egea Haffner nasce a Pola il 3 ottobre 1941 da Kurt Haffner ed Ersilia Camenaro. Orfana di padre che, accusato di collaborazionismo, venne rapito dai partigiani jugoslavi e scomparve nel nulla, ed esule, abbandona la sua città nel luglio 1946 per raggiungere Cagliari insieme alla madre. Nel 1947 è affidata alla nonna e agli zii paterni che si erano stabiliti a Bolzano. Dal matrimonio con Giovanni ha avuto due figlie che vivono con lei a Rovereto assieme alle sei amatissime nipoti.

Più volte ha ricordato la devastante esperienza vissuta da bambina, in particolare la sparizione del padre, vero momento spartiacque della sua vita. In un’intervista rilasciata all’agenzia AGI spiegò:

“Bussarono alla porta, tre colpi secchi. Mamma stava cucinando. Altri tre colpi e si decise ad aprire. ‘Dov’è Kurt Haffner?’. ‘Sono qui’, disse mio padre. ‘Ci deve seguire al comando. Solo un controllo’. Papà non era un fascista, non aveva collaborato con il fascismo. Non ho mai capito perché lo presero. Cosa volevano da lui. Forse, ma è solo una mera ipotesi, era venuto a conoscenza di qualcosa. Veniva spesso chiamato a fare da traduttore dal comando tedesco visto che conosceva la lingua. E chissà cosa è venuto a sapere“.

La sua testimonianza è stata più volte portata nelle celebrazioni del Giorno del Ricordo, istituito in Italia nel 2004 per commemorare le vittime delle Foibe e dell’esodo.

Attraverso il libro e il film, la vicenda di Egea Haffner continua a sensibilizzare il pubblico sulla necessità di non dimenticare una pagina terribile della nostra storia.

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