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Home » Ambiente » Animali » Quanto visse la pecora Dolly, dove si trova ora e perché è stata così importante

Quanto visse la pecora Dolly, dove si trova ora e perché è stata così importante

La nascita di Dolly, la prima creatura clonata, fu un evento storico. Ma quanto visse l'animale? Non molti anni in verità.
Francesca FiorentinoDi Francesca Fiorentino5 Luglio 2025
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la pecora dolly e il professor ian wilmut
la pecora Dolly e il professor Ian Wilmut (fonte: National Museums Scotland)

Nel 1996, il mondo della scienza fu scosso da una notizia rivoluzionaria: per la prima volta, un mammifero era stato clonato a partire da una cellula adulta. Nata il 5 luglio di quell’anno, Dolly la pecora divenne immediatamente famosa, aprendo un dibattito globale sui limiti e le implicazioni della clonazione. Il suo nome, ispirato alla cantante Dolly Parton, derivava dalla cellula utilizzata per la clonazione, prelevata da una ghiandola mammaria. La sua nascita dimostrò che le cellule adulte potevano essere riprogrammate per dare origine a un organismo completo, ribaltando dogmi scientifici consolidati.

Il processo di clonazione di Dolly fu complesso e innovativo. I ricercatori del Roslin Institute di Edimburgo prelevarono il nucleo di una cellula della ghiandola mammaria di una pecora Finn Dorset e lo inserirono in un ovulo privato del proprio nucleo, appartenente a una pecora Scottish Blackface. Dopo sei giorni di sviluppo in laboratorio, l’embrione fu impiantato in una madre surrogata. Su 277 embrioni clonati, solo Dolly sopravvisse, evidenziando la bassa efficienza del processo.

La pecora Dolly esposta al National Museum of Scotland
La pecora Dolly esposta al National Museum of Scotland (fonte: National Museums Scotland)

La sua nascita fu annunciata il 22 febbraio 1997 e suscitò enorme clamore mediatico e scientifico. Dolly visse al Roslin Institute, integrandosi in un gregge e dando alla luce sei agnelli: Bonny, nata nel 1998, seguita dalle gemelle Sally e Rosie, e poi dai trigemini Lucy, Darcy e Cotton. Tuttavia, la sua salute destò preoccupazioni: nel 2001 le fu diagnosticata l’artrite, sollevando dubbi sull’invecchiamento precoce dei cloni. Nel 2003, all’età di sei anni, le furono scoperti tumori ai polmoni e, per evitare sofferenze, i veterinari decisero di sopprimerla il 14 febbraio.

Dolly fu donata al National Museum of Scotland, dove ancora oggi è esposta. Il suo impatto sulla scienza è inestimabile: la sua clonazione portò alla scoperta delle cellule staminali pluripotenti indotte (iPS), che oggi sono utilizzate per lo studio di malattie come il cancro e l’invecchiamento. Inoltre, la tecnologia sviluppata con Dolly è stata impiegata nella clonazione di altri animali e nella creazione di organi geneticamente modificati per i trapianti umani.

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