Il 9 aprile 1927, 98 anni fa, il tribunale di Thayer – Boston pronunciava la sentenza con cui i due immigrati italiani Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti vennero condannati a morte per l’omicidio di due uomini, nel corso di una rapina avvenuta a South Braintree (un sobborgo di Boston) qualche giorno prima del loro arresto. Per lungo tempo la loro esecuzione fu considerata un tremendo errore giudiziario, fin quando la loro immagine non venne ufficialmente riabilitata dal Governatore del Massachusetts. Raccontiamo la loro storia in questo articolo.
Bartolomeo Vanzetti, nato nel 1888 in provincia di Cuneo, emigra negli Stati Uniti all’età di vent’anni non per problemi economici ma perché sconvolto dalla morte improvvisa della madre; una volta sbarcato a New York viaggia in giro per varie città del Paese svolgendo qualsiasi tipo di lavoro riesca a trovare. Nicola Sacco, nato nel 1891 in provincia di Foggia, si trasferisce a Boston nel 1913 per cercare lavoro, e trova effettivamente impiego in una fabbrica di scarpe a Milford, Massachusetts. I due partecipano assiduamente a scioperi e manifestazioni operaie ed è proprio in una di queste occasioni che si conoscono, nel 1916, entrando a far parte di un collettivo di anarchici italoamericani.
Nel 1917 ha inizio il coinvolgimento degli Stati Uniti alla Prima Guerra Mondiale, e i membri del collettivo di Sacco e Vanzetti si rifugiano in Messico per non essere costretti ad arruolarsi, atto contrario ai principi degli anarchici. Al loro ritorno in Massachusetts essi vengono sottoposti a una rigida sorveglianza da parte degli agenti segreti americani, in quanto parte di una lista di sovversivi redatta dal Ministero della Giustizia. Tra i fantomatici sovversivi vi è anche Andrea Salsedo, che il 3 maggio del 1920 muore in circostanze assai sospette, precipitato dal grattacielo di New York in cui era imprigionato illegalmente da tempo.

Vanzetti, intenzionato a protestare per quanto accaduto, organizza un comizio, a cui però non riesce a partecipare: lui e Sacco vengono infatti arrestati il 5 maggio, poiché trovati in possesso di armi da fuoco con relative munizioni e di volantini anarchici. Tre giorni dopo arriva improvvisamente anche l’accusa di aver eseguito una rapina a un calzaturificio di South Braintree qualche settimana prima, uccidendo a colpi di pistola il cassiere Frederick Albert Parmenter e la guardia giurata Alessandro Berardelli.
Dopo tre processi caratterizzati da numerose irregolarità, l’impressione è che i due imputati siano due capri espiatori da sacrificare alla politica del terrore del Ministro della Giustizia Alexander Palmer; nonostante essi non si professino comunisti, inoltre, il loro atteggiamento antibellico e la loro partecipazione a movimenti operai li rende le vittime perfette della “paura rossa” che attraversa il Paese in questo periodo. È così che si arriva alla condanna a morte tramite sedia elettrica, il 9 aprile 1927: la sentenza viene eseguita qualche mese dopo, il 23 agosto, dopo che persino il governo fascista di Benito Mussolini ha cercato di intercedere per Sacco e Vanzetti.
Il processo a Sacco e Vanzetti viene considerato un’ingiustizia per i successivi decenni, con numerosi Comitati che sorgono in Italia per la riabilitazione della loro immagine. È solo a 50 anni dall’esecuzione, il 23 agosto 1977, che il governatore del Massachusetts Michael Dukakis emana un proclama di assoluzione ufficiale dei due uomini dal crimine di cui sono stati accusati, dichiarando “che ogni stigma e ogni onta vengano per sempre cancellati dai nomi di Nicola Sacco e Bartolomeo Vanzetti”.



