Avrebbe compiuto 101 anni proprio oggi Hugh Hefner, editore statunitense che diventò famoso – per usare un eufemismo – per la fondazione della rivista erotica Playboy, in netta opposizione con il puritanesimo che imperversava nell’America degli anni ’50. Grazie al successo senza precedenti della rivista, che contribuì a rivoluzionare la sua epoca, egli fu in grado di costruire un impero multimilionario e un’immagine creata a tavolino che non smise mai di attirare polemiche e controversie.
Hugh Hefner nasce a Chicago nel 1926 da una famiglia conservatrice di religione metodista. Dopo aver lavorato per un giornale militare in qualità di scrittore dell’esercito, si laurea in psicologia nel 1949, con doppia specializzazione in arte e scrittura creativa. Nel 1952, quando alla rivista Esquire per cui lavora si rifiutano di concedergli un aumento di stipendio, egli si licenzia e comincia a raccogliere denaro per creare una rivista tutta sua. L’anno seguente, raccolti più di 8000 dollari esce a dicembre il primo numero di Playboy, realizzato nella cucina della sua casa a Hyde Park, Chicago; la pagina centrale riporta una foto di nudo scattata a Marilyn Monroe (sotto falso nome) per un calendario nel 1949 e mai utilizzata. Playboy registra il tutto esaurito in poche settimane, vendendo più di 50.000 copie.
Nel 1955, quando Esquire rifiuta di pubblicare il racconto di fantascienza The Crooked Man, Hefner accetta di ospitarlo sulla sua rivista: da questo momento sono numerosi gli autori (tra cui Kurt Vonnegut, Vladimir Nabokov, John Irving, Michael Chrichton, Doris Lessing) che scelgono Playboy per pubblicare le loro opere di finzione, anche in forma seriale. Del resto la rivista, che raggiunge il successo principalmente grazie alle foto provocanti delle sue playmates, contiene anche articoli di costume, politica, moda, attualità nonché interviste a vari personaggi illustri come Fidel Castro, Marlon Brando, Lance Armstrong e celebrità come Nicole Kidman; ben presto le celebrità di qualsiasi ambito accettano anche di posare per Playboy, contribuendo ulteriormente al suo successo.

Dagli anni ’60 in poi la rivista è parte integrante della rivoluzione sessuale di quegli anni, e prende posizione anche su varie tematiche oggetto di accese discussioni presso l’opinione pubblica, tra cui la legalizzazione della marijuana e il diritto all’aborto. Nel frattempo Hefner si costruisce l’immagine del playboy affermato per eccellenza, circondandosi da splendide e ammiccanti “conigliette” e concedendosi il lusso più sfrenato nella sfarzosa Playboy Mansion di Los Angeles.
Il successo è inarrestabile: nel 1972, Playboy si piazza al nono posto tra le riviste più popolari negli Stati Uniti, con un record di più di 7 milioni di copie vendute. Non mancano ovviamente le polemiche, alcune delle quali sono legate ad alcune copertine particolarmente provocatorie (che varranno a Hefner numerose denunce) e altre alla rappresentazione della donna come oggetto sessuale, che va a cozzare con l’immagine progressista a cui si punta in alcuni aspetti della rivista.
Hefner muore per cause naturali nel 2017, e viene ricordato non solo come imprenditore ricco e di successo ma anche come filantropo, per via delle numerose raccolte fondi e campagne di beneficenza di cui si è fatto promotore per tutta la sua vita. Nel 2022 il documentario Secrets of Playboy getta però un’ombra sul suo operato e sulla reputazione della rivista: numerose donne affermano infatti di aver subito abusi fisici e sessuali da parte di Hefner e del suo staff, all’interno della Playboy Mansion.
