Lo stress fa davvero mangiare di più, o si tratta di un falso mito? Le evidenze scientifiche suggeriscono che non si tratta di una semplice diceria. Esiste infatti un legame documentato tra stati di stress psico-fisico e modifiche nel comportamento alimentare, anche se le dinamiche possono variare in base all’individuo, alla durata dello stress e al contesto biologico e psicologico.
Il meccanismo alla base di questo fenomeno coinvolge principalmente l’asse ipotalamo-ipofisi-surrene (HPA), responsabile della risposta allo stress. Quando l’organismo percepisce una minaccia, reale o immaginata, attiva questo sistema che porta al rilascio di cortisolo, un ormone prodotto dalle ghiandole surrenali. Diversi studi hanno dimostrato che livelli elevati e prolungati di cortisolo possono aumentare l’appetito e favorire una preferenza per cibi ad alta densità calorica, ricchi di zuccheri e grassi.

Questa risposta può essere interpretata come un’eredità evolutiva. In situazioni di stress, l’organismo si predispone all’accumulo di energia, per fronteggiare un potenziale periodo di difficoltà. Tuttavia, nel contesto moderno, lo stress è spesso di natura cronica e non accompagnato da un dispendio fisico rilevante, come accadeva in epoca ancestrale. Il risultato è una maggiore probabilità di sovralimentazione e, nel tempo, di aumento di peso.
Non tutte le persone reagiscono allo stesso modo. Alcune, in condizioni di stress acuto, tendono a ridurre drasticamente l’assunzione di cibo. Al contrario, nei casi di stress cronico, è più comune osservare un aumento della fame, specialmente quella definita “emotiva”. Uno studio condotto dalla Harvard Medical School ha osservato che l’effetto del cortisolo sulla fame è accentuato nei soggetti che mostrano alti livelli di ansia e scarse strategie di regolazione emotiva. Ciò suggerisce che la relazione tra stress e alimentazione non dipende solo dalla biologia, ma anche da fattori psicologici e comportamentali.
A questo si aggiunge un altro aspetto significativo: il ruolo dei circuiti cerebrali legati alla ricompensa. Il consumo di cibi ipercalorici durante i periodi stressanti attiva il sistema dopaminergico, creando una sensazione temporanea di benessere. Questo meccanismo, simile a quello che si osserva nelle dipendenze, rinforza il comportamento di alimentazione compensatoria.
Anche la qualità del sonno, frequentemente alterata dallo stress, ha un impatto rilevante. La privazione del sonno influenza gli ormoni leptina e grelina, che regolano rispettivamente sazietà e fame. Quando il sonno è compromesso, aumenta la grelina e diminuisce la leptina, favorendo un incremento dell’appetito, soprattutto per i carboidrati semplici.



