Il nostro corpo si stressa anche senza che noi ce ne accorgiamo direttamente, come se certi stimoli andassero a toccare tutti le viti dell’ingranaggio, manifestando qualcosa che non va. Questi fattori silenziosi meritano attenzione perché, pur essendo meno evidenti delle grandi pressioni quotidiane, possono accumularsi e generare un carico pesante.
Il primo fattore di stress è il disagio termico, anche leggero: che si tratti di caldo eccessivo o freddo, può essere registrato come una forma di stress fisiologico. L’ipotalamo legge costantemente i segnali ambientali e attiva meccanismi compensatori, ad esempio, mantenere la frequenza cardiaca leggermente elevata, i vasi sanguigni ristretti o dilatati e il metabolismo più attivo del normale in un ambiente termoneutrale.
Poi c’è la carenza di luce naturale, frequente negli uffici senza finestre o durante i mesi invernali, può essere registrata come una forma di stress perché la luce è il principale segnale che il corpo utilizza per mantenere sincronizzato il proprio orologio interno, il ritmo circadiano. La soluzione non deve essere complicata: uno dei cambiamenti più semplici ed efficaci è ottenere da 10 a 20 minuti di luce esterna entro la prima ora dal risveglio.
Altro fattore di stress è l’esposizione cronica a rumori di basso grado che mantiene il corpo in uno stato di sottile eccitazione, anche durante il sonno, alimentando infiammazione e disregolazione della pressione sanguigna e aumentando la reattività allo stress. C’è un altro elemento di stress che non si considera abbastanza: respirare male. Durante momenti sedentari come guardare la TV, scorrere il telefono o rispondere alle email, è facile assorbirsi così tanto da far cambiare la respirazione senza accorgersene con conseguente aumento della frequenza cardiaca e dei livelli di pressione sanguigna. In questi casi può essere utile rallentare intenzionalmente la respirazione a intervalli regolari: fare respiri più lunghi e profondi per due minuti ogni una o due ore.

Uno dei fattori più pesanti? Essere disponibili fuori dall’orario di lavoro, una condizione che mette il corpo in uno stato di allerta perpetua. A questo va aggiungo il disordine visivo. Stare in una casa o in un ufficio costantemente sotto sopra sovraccarica il sistema di elaborazione visiva del cervello, e ci rallenta. Infine, ci sono una postura scorretta prolungata che possiamo tradurre in tensione fisica costante. E, dulcis in fundo, naturalmente di fa per dire, la mancanza di controllo percepito. Ovvero quella sensazione di non poter influire né sul proprio ambiente né sulle proprie circostanze. Un senso di impotenza che, alla lunga, aumenta lo stress.
